UN GIORNO IN PRETURA SECONDA PARTE

Bad Literature INC, Punti di Vista di Mario Catania

Ripartendo dal mio precedente articolo, vorrei, oggi, proporre un secondo caso, strettamente legato al precedente, del quale, anzi, rappresenta la reale conclusione investigativa. Il “punto di vista”dell’investigatore vedremo come, nel delitto in questione, possa portare a considerazioni solo apparentemente distanti dalla realtà dei fatti ma, per una volta almeno, possa contribuire ad ottenere una “realtà processuale” coincidente con quella “reale”. Permettetemi, a tale proposito, una digressione: scrivere romanzi “gialli”, per me, significa immaginare scenari magari mai esistiti risolvendoli, tuttavia, con modalità assolutamente realistiche…Un po’come dire che, se una determinata situazione si fosse presentata nella realtà, le modalità di indagine sarebbero state quelle proposte nelle mie pagine. Per questa ragione, perdonatemi il vezzo, mi avvalgo, nella stesura dei miei romanzi, della collaborazione di avvocati, medici, magistrati, poliziotti, finanzieri, chimici, professionisti dello sport e quanti altri possano fornire ai miei scritti ed al loro svolgimento, la piu’ assolutà veridicità. Il caso che sto per proporVi, esattamente come quello di cui nell’articolo precedente, al quale è legato e del quale rappresenta il viatico verso la soluzione, è, infatti, il risultato dello studio e del confronto con un carissimo amico Magistrato. Parliamo del modo o, di uno dei modi, utilizzati al fine di stabilire l’ora del decesso. L’ora in cui è avvenuto l’omicidio può ricavarsi, in primo luogo, dai rilievi medico legali. La medicina legale utilizza, a tale riguardo, in casi in cui l’omicidio si collochi entro le quarantotto ore dalla sua scoperta e non sia necessario ricorrere a tecniche ancor piu’ complicate quali l’ematologia forense, i tre parametri della “temperatura corporea”, delle “macchie ipostatiche” e della “rigidità cadaverica” i quali non devono essere letti individualmente ma nel loro complesso data l’estrema variabilità di ciascuno di essi ed, anche, la scarsa affidabilità che, comunque, nel loro complesso presentano. Il “punto di vista” che, a noi, maggiormente interessa, è rappresentato dal secondo fattore, quello delle cosiddette macchie ipostatiche. Le macchie ipostatiche compaiono dopo circa mezz’ora dalla morte, sono delle macchie cutanee di colore rosso causate dalla forza di gravità la quale, in seguito all’arresto del cuore e della circolazione sanguigna, fa defluire il sangue verso le parti basse del corpo: ad esempio in un corpo in posizione supina, ossia con le spalle appoggiate a terra, le macchie ipostatiche, o ipostasi, saranno presenti sulla nuca, sulle spalle, nei glutei e nella parte esterna degli arti. Tali macchie iniziano a formarsi fin da subito e, dopo una prima fase in cui un eventuale spostamento del corpo potrebbe fare variare la loro posizione – circostanza dovuta al fatto che il sangue si presenti ancora in forma liquida – si arriva ad un lasso di tempo, secondo la letteratura scientifica calcolato tra le 12 e le 48 ore, in cui avviene la loro fissazione. Oltre al supporto che possono fornire nella determinazione dell’ora della morte, le macchie ipostatiche possono essere di aiuto nelle indagini in generale e, proprio nel caso di cui al precedente articolo, sono risultate fondamentali per avvallare i dubbi del Pubblico Ministero. Nel verbale di ricognizione cadaverica, infatti, il medico legale riferì di “scarse ipostasi nelle zone declivi rispetto alla giacitura laterale destra.” Cosa significava tutto questo? Se ricordiamo l’articolo precedente pensiamo ad un cadavere posto sul fianco destro – posizione poco naturale ma, soprattutto, usata dai musulmani per dare degna sepoltura ai Loro morti- dall’analisi delle macchie ipostatiche, tuttavia, risulta un posizionameto di esse incompatibile con la posizione del cadavere stesso. Il combinato disposto tra le due situazioni portava, dunque, gli inquirenti a ritenere che la donna fosse stata uccisa e, poi, successivamente, il corpo spostato, in segno di rispetto, da qualcuno che appartenesse alla religione musulmana. L’incompatibilità del posizionamento delle macchie ipostatiche ha, dunque, avvallato i dubbi del Pubblico Ministero sorti dal posizionamento “particolare”del cadavere facendo stravolgere una verità processuale che non sarebbe coincisa con quella reale.

Mario Catania

 

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