COSA E’ RIMASTO DEL GRUNGE E DELLA GENERAZIONE X?

Bad Literature INC, Cattivi Pensieri

Il bastardo che vi scrive è imprigionato in un mondo tutto suo, fatto di valori in cui il contatto umano valeva ancora qualcosa. Anche un semplice vaffanculo aveva la sua valenza, prima che diventasse una forma di saluto tra individui che neanche si guardano in faccia. La mia mente è un dannatissimo armadio, dove i miei ricordi sono messi sotto naftalina e pronti per essere indossati per evitare di andare nei megastore a due piani in cui vendono artificiose esperienze da raccontare ad annoiati amici durante gli aperitivi. E’ appurato che ormai il rock stia vivendo i suoi ultimi e gloriosi momenti, grazie a gruppi del calibro dei Foo Fighters.

Per quanto possano piacere o meno, questi ragazzi sono l’ultimo vero baluardo di un genere musicale oramai allo sbando, non più in grado di emozionare e suscitare interesse verso una generazione che ha sviluppato una sorta di  atteggiamento antidolorifico nei confronti della realtà che la circonda e senza riuscire a dire la loro al riguardo. Si grida, certo. Si va in piazza per protestare, indubbio. Ma una volta scemata l’attenzione, il problema sparisce come polvere sotto il tappeto delle coscienze. Tanto cosa volete che sia, domani il sole sorgerà di nuovo. Arriverà una nuova erezione marmorea da controllare e la giornata inizierà con una copiosa pisciata e un rutto mefistofelico come personalissimo buongiorno a questo mondo di ladri. Una volta invece si usava la musica per cercare di lanciare un messaggio.

Per cercare di unire una generazione, che aveva qualcosa da dire in base al malessere del periodo. E il rock è stato uno dei massimi manifesti di questo tipo di sentimento umano. Le idee hanno cambiato il mondo e ci hanno traghettato verso periodi in cui la gente aveva ancora qualcosa da dire. C’è stato un periodo, dall’inizio fino alla prima metà degli anni Novanta, in cui una generazione ha utilizzato la musica per esprimere ad una nazione (e al mondo intero) il suo senso di inadeguatezza in una società che non li capiva. Questi ragazzi erano il risultato di quel benessere economico comparso in seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un periodo di benessere generale, in cui l’ottimismo era il sentimento più diffuso.

L’incremento demografico non è stato altro che una conseguenza di questa situazione di benessere, che ha portato ad un inevitabile ricambio generazionale. Erano i figli di quelle persone che hanno lottato per i grandi cambiamenti avvenuti nel Novecento, come il declino del colonialismo, la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda. L’aspettativa nei confronti del futuro era molta e si pensava che anche loro potessero fare qualcosa di grandioso, proprio come i loro genitori. Ma una volta diventati dei giovani adulti, vissero una situazione nella quale mancava un’identità sociale ben strutturata e definita, tanto da essere definita come Generazione X. Vennero etichettati come persone apatiche, ciniche, privi di qualsivoglia volti o affetti. La situazione in America, da sempre metronomo dell’andamento delle cose nel mondo libero, non era delle migliori. Specialmente a Seattle, ridente cittadina nello Stato di Washington, c’era un gran fermento nel mondo musicale underground.

Un gruppo musicale, capitanato da un ragazzo dai lunghi capelli biondi chiamato Kurt Cobain, stava per imporsi sulla scena nazionale e avrebbe lasciato il segno nella storia del rock degli anni a venire. Il gruppo in questione si chiama Nirvana e allora non li conosceva nessuno se non nel circuito underground dei locali di Seattle. E’ il 1989 quando i Nirvana firmano un contratto con l’etichetta discografica indipendente Sub Pop Records e danno alle stampe il loro primo album, Bleach. Il nome, tradotto letteralmente come candeggina, fa riferimento ad una campagna di prevenzione contro l’AIDS in vigore all’epoca e scoperta da Cobain stesso, dove le autorità sanitarie consigliavano a chi facesse uso di eroina di passare della candeggina sugli aghi delle siringhe prima di adoperarle. L’album presentava delle sonorità che erano diverse rispetto a tutto quanto si era sentito o si stesse sentendo fino ad allora. Era un suono incazzato, ma non era metal (e vi ci si ispirava). Aveva dei testi taglienti e la struttura ritmica dei pezzi non era particolarmente complessa.

Le chitarre avevano un suono cupo, le cui distorsioni risuonavano come un grido acuto dove la deflagrazione sonora era sicura come la morte. Con la pubblicazione di Bleach iniziò l’era di quello che venne ribattezzato come Grunge (sporco, sudicio). Ben presto i Nirvana divennero i capostipiti di questo genere e i portavoce di una generazione, fino ad allora senza voce e senza vento. Questo grunge divenne un vero e proprio stile di vita molto diffuso tra i giovani di Seattle, per poi diffondersi via via in tutta l’America e in tutto il mondo. Le ragazze venivano chiamate Riot Grrrl e il termine in questione diede anche vita ad un sottogonne del grunge stesso. I ragazzi si vestivano con camicie di flanella in puro stile boscaiolo e con dei jeans rigorosamente strappati, come forma di ribellione ai canoni imposti dalla società e dall’industria della moda. E chi glielo spiega ai giovani d’oggi, che spendono fior di quattrini per dei pantaloni già strappati o bucati per evitare di essere out? Che tristezza. Insomma, era in atto una vera e propria rivoluzione musicale, culturale e generazionale.

I Nirvana erano il gruppo ufficiale di questa rivoluzione, il cui vate era Kurt Cobain e che non si aspettava di avere una responsabilità così grande. E se Bleach aveva segnato la nascita di un genere e permesso alla Generazione X di uscire dal grigio limbo dei propri dubbi circa il proprio futuro, la pubblicazione di Nevermind nel 1991 fu in grado di scattare la perfetta istantanea di quella rivoluzione. Una pietra miliare della musica, in grado di fare da testimonianza negli anni a venire di quel periodo magico che visse il mondo della musica e la città di Seattle. E più l’album aveva successo, più si accese l’interesse nei confronti del Grunge da parte dell’industria musicale e dei media. Mtv, il network musicale per eccellenza seguito dalla Generazione X, divenne uno dei più potenti altoparlanti per la diffusione del genere e dei suoi protagonisti.

Una favola stupenda, che durò il tempo della pubblicazione di altri tre album per poi dissolversi nel sordo rumore di un colpo di fucile che nel 1994 mise fine alla vita di Kurt Cobain e a quella del Grunge. Calò quindi il sipario su una generazione definita apatica, non in gradi di ripetere le grandi imprese portate avanti dai loro genitori e che trovarono nella musica l’unica valvola di sfogo sociale che rimane uno delle ultime testimonianze della potenza del rock. Ma cosa rimane di quel periodo? Che cosa rimane oggi del Grunge e della Generazione X in tempi di social network, Internet 2.0, smartphone, connessioni sempre attive e talent show? Di certo i suoni graffianti di chitarre elettriche distorte e arrabbiate accompagnati da testi unici nel loro genere che fanno da colonna sonora a quei pochi liberi pensatori in grado di emozionarsi con qualcosa che non perde il suo valore storico e culturale nel tempo. Merda, sto proprio diventando vecchio.

Hank Cignatta