GEORGE MICHAEL, MORTE DI UN’ICONA INCOMPRESA

Autopsie, Bad Literature INC

Continua la macabra conta di morti illustri che questo funesto 2016 pare incessantemente collezionare. George Michael, al secolo Georgios Kyriacos Panayiotou, è mancato, stroncato da un infarto, la notte di natale di un anno insolitamente inconsistente e crudele. Il destino beffardo ha voluto che la sua vita terrena avesse fine proprio durante il periodo in cui una delle hit natalizie di maggior successo composte con il gruppo pop da lui fondato, gli Wham!, risuonasse come un mantra come da tradizione nei supermercati addobbati a festa tra gruppi di persone impegnate a spendere i soldi ricevuti in regalo dai parenti.

Ecco che quindi Last Christmas assume un significato quasi grottesco. Una delle sue canzoni più iconiche, insieme a Careless Whisper. Uno degli inni a maglioni natalizi dalle grafiche improbabili, neve candida che scende dal cielo e famigliole che si stringono al caldo delle fiamme del camino di colpo si trasforma in una sorta di epitaffio musicale.  Una volta terminata le esperienze con i Wham!, abbandonate le pettinature colorate e cotonate degli anni Ottanta si è lanciato in una fortunata carriera solista che lo ha visto protagonista per oltre trentacinque anni in un panorama musicale che aveva ancora qualcosa da dire.

E George Michael ne aveva parecchie, di cose da dire. Sia a livello musicale che personale. Però quando diventi un personaggio pubblico, sex symbol per milioni di adolescenti urlanti che facevano della lacca il proprio stile di vita, è difficile fare i conti con quello che senti realmente. Ecco quindi che viene fuori la sua omosessualità. Michael gioca con questa cosa, essendo spesso ambivalente e mai apertamente chiaro riguardo all’argomento.  Così la sua vita privata diventa oggetto morboso di tabloid e riviste scandalistiche che la analizzano fin nei minimi dettagli in cerca dello scoop. Ma lui era un personaggio istrionico, rivoluzionario ed incontenibile, oggetto continuo di pettegolezzi e notizie vere e presunte. Venne però pubblicamente crocifisso quando, in un assolato  pomeriggio del 1998, viene arrestato per condotta immorale in un bagno di un parco pubblico a Beverly Hills da parte di un poliziotto in borghese della buoncostume a cui Michael ha rivolto esplicite richieste sessuali.

Dopo questo episodio fu costretto a fare coming out e a fare definitiva chiarezza riguardo i suoi gusti sessuali. Questo episodio ha poi offerto il tiro all’artista per creare una dei suoi brani già famosi, Outside, dove nel testo del brano “invita” ad uscire allo scoperto e a dichiarare la propria omosessualità senza nascondersi. La canzone fu accompagnata da un video molto chiacchierato ed ispirato ai fatti che lo hanno visto protagonista dello scandalo, dove alcuni poliziotti arrestano coppie etero e omosessuali sorpresi a dare adito ai propri impulsi in luoghi pubblici.

Dopo una giornata passata a sedare i pruriti sessuali altrui, i due agenti si baciano e vengono allo scoperto come coppia. Il video fu uno dei primi dell’artista a far cadere determinati tabù di Mtv, la quale mise in onda il video solamente in determinate fasce notturne per non urtare la sensibilità di bambini, cattolici e benpensanti. Da qui in poi George Michael inanella una hit dopo l’altra, diventando una delle icone della comunità gay americana ed internazionale. L’artista però ha da sempre vissuto un rapporto conflittuale con la propria omosessualità, che lo ha portato quasi a vergognarsene fino a quando la questione non è diventata di dominio pubblico.

Grazie a lui la musica pop (e di riflesso Mtv, unico network che trasmetteva e dettava i gusti musicali prima dell’avvento di YouTube e dell’Internet 2.0) scoprì il suo lato “perverso”, politicamente scorretto, che dice e fa ciò che gli altri pensano ma non fanno per evitare di essere vittime di etichette e pregiudizi. Famosa è I want your sex, inno al sesso sicuro accompagnato dalla bigotta censura delle emittenti che volevano mettere un bavaglio alla libertà che la generazione del se lo conosci lo eviti voleva vivere nonostante lo spauracchio dell’AIDS.  Se ne va un altro grande artista, in grado di dettare mode e regalare emozioni uniche per mezzo delle sue canzoni che sono entrate di pieno diritto nell’immaginario collettivo di generazioni.

E come capita sempre in questi tempi di abbrutimento culturale, viene citato da persone che fino a qualche ora prima della sua morte ignoravano l’esistenza di George Michael l’artista. Il genio e l’originalità se ne vanno, mentre rimangono banalità e idee stagnanti che trovano la loro triste dimensione nei talent show televisivi. Artisti programmati, dal dubbio talento e con un seguito costruito a tavolino. Non chiediamoci e, soprattutto, non stupiamoci del fatto che non ci siano più grandi talenti in grado di prendere il posto di chi è stato in grado di lasciare un segno indelebile del suo passaggio in questo immenso palcoscenico che qualcuno chiama vita. Tutto scontato, tutto già visto e vissuto. Nulla di nuovo dunque.

Ma neanche in grado di sconvolgere una situazione piatta come una tavola da surf. I veri artisti spariscono senza che nessuno possa cercare di portare avanti ciò che sono stati in grado di creare, emozionando una generazione in grado di non provare più emozioni di fronte a qualcosa di buono. Ma senza che sia colpa loro, poiché non sono stati educati a trovare differenza tra qualcosa di buono rispetto a un prodotto mediocre o realmente pessimo. Cala quindi il sipario sull’ennesimo grande artista che, purtroppo, non è riuscito a sopravvivere a questo maledetto 2016.

 

Hank Cignatta