I VENERDI’ DA ENRICO’S, UNA PIACEVOLE SCOPERTA LETTERARIA

Autopsie, Bad Literature INC

La letteratura è una scoperta continua. Una giungla fatta di pagine e parole in cui non si finisce mai di imparare o di rimanere stupiti per determinati dettagli. Il caso de I Venerdì da Enrico’s non è da meno. Esattamente come la vicenda di Don Carpenter. Sono venuto a contatto con questo libro lo scorso anno, nel periodo natalizio, quando l’ho ricevuto in regalo. Nello stesso periodo, girovagando in totale depressione per alcune librerie, l’ho visto esposto come novità editoriale. Neanche una settimana di permanenza nelle vetrine come novità. Dopo circa tre, quattro giorni il libro torna nell’oblio di scaffali polverosi, sovrastato dal luccichio di autori dalle trame decisamente più “commerciali”.

E così un buon prodotto editoriale che avrebbe meritato una visibilità e una pubblicità decisamente diversa passa nel dimenticatoio a favore di persone che con la letteratura hanno veramente poco (o niente) a che fare. Senza dimenticarsi del suo autore, del tutto sconosciuto qui da noi. Spinto da una curiosità che è più una deformazione personale mi sono messo a cercare informazioni sul povero Don Carpenter,ma in italiano si trova pochissimo o addirittura nulla. Le versioni online dei quotidiani italiani hanno dedicato brevi articoli riguardo l’uscita di questo libro, scrivendone con enfasi melliflua la portata dell’uscita postuma di questo libro. Ma nessuno che abbia scritto due righe in più riguardo a quel povero cristo di Don Carpenter.

I Venerdì da Enrico’s ha avuto un periodo di incubazione che ha oscillato tra il 1993 e il 1995, anno in cui Carpenter ha deciso di porre fine alla sua vita terrena, suicidandosi con un colpo di pistola a causa del peggioramento della sua salute dovuta alla tubercolosi, al diabete e un glaucoma. Questo libro è stato scritto a metà dall’autore e poi riposto nel buio di un cassetto per poi essere riportato alla luce dallo scrittore e giornalista americano Jonathan Lethem, il quale si è occupato di scriverne il finale e di pubblicarlo. Esattamente come accade per quei film d’autore che sono stati in prima visione il tempo di una rapida eiaculazione precoce, non è l’anima commerciale a rendere questo libro affascinante. L’opera ha diviso gli “addetti ai lavori” in due fazioni: chi afferma che questo libro sia una sorta di autobiografia di Carpenter e chi invece pensa che sia una dichiarazione d’amore dell’autore nei confronti della cultura Beat e dei suoi massimi esponenti.

Riguardo Don Carpenter è stato sostanzialmente uno scrittore in grado di osservare la fragilità umana per mezzo del suo pungente punto di vista. Autore di numerosi romanzi, novelle, brevi racconti e sceneggiature, il suo stile di scrittura ha raffigurato personaggi marginali quali truffatori, malviventi e spacciatori in modo unico e struggente. Il suo libro più importante è Hard Rain Falling, un romanzo crime reperibile solo in lingua originale almeno fin quando una casa editrice non si prenderà la briga di tradurlo. Perché un libro non si giudica dalla copertina, ma dal suo incipit.

Hank Cignatta