KINGDOM E IL LATO UMANO DELLE MMA: STORIA DI UN FENOMENO COMPRESO DA ALCUNI MA NON DA TUTTI

Autopsie, Bad Literature INC

Un pugno nello stomaco che ti lascia a terra senza fiato. E non è una frase fatta, dettata dall’entusiasmo del momento. Finalmente ci sono ancora delle serie in grado di trasmettere un uragano di sensazioni contrastanti tra loro, che di certo non lasciano indifferenti. E’ questo che è in grado di regalare la visione di Kingdom, una delle serie tv più promettenti degli ultimi anni. Creata e trasmessa dall’emittente statunitense Audience Network e Endemol USA, il telefilm in questione narra le vicende dei Kulina, famiglia di lottatori di MMA, le arti marziali miste combattute nella gabbia. Capostipite di questa famiglia è Alvey, pluricampione del mondo che, una volta ritiratosi dal duro e logorante mondo delle MMA, è diventato un allenatore di successo nella sua palestra, la Navy Street di Venice in California.

Ad affiancare Alvey nella gestione della palestra c’è Lisa, sua socia in affari nonché fidanzata. La palestra viaggia tra alti e bassi e si affida ai talenti di Jay e Nate, i due figli di Alvey. A rendere ulteriormente delicati i già precari equilibri di questa frantumata realtà ci pensa l’arrivo in città di Ryan Wheeler, ex fidanzato di Lisa nonché talentoso campione che ben presto torna ad allenarsi proprio alla Navy Street. Questa è a grandissime linee la trama di uno dei dark drama più belli e complessi proveniente dagli Stati Uniti. Lasciate da parte serie tv più blasonate o più commercialmente appetibili. Lasciate da parte Netflix e ogni qualsivoglia serie da loro pubblicizzata ai quattro venti. Kingdom è di un livello superiore. E come avviene per tutti i prodotti in grado di lasciare un segno profondo nell’animo di chi lo guarda, questo telefilm non ha goduto e non gode tutt’ora della fama che meriterebbe di avere.

Partiamo innanzitutto dal numero di stagioni che compongono questo show. Secondo i produttori e i responsabili di rete che l’hanno prodotta tre stagioni sono state più che sufficienti per spalmare su un totale di quaranta episodi una delle storie più complesse, dark e complicate che il piccolo schermo possa fregiarsi di aver messo in onda. Ad una più attenta analisi forse è il numero perfetto per evitare che una storia possa prendere una deriva decisamente più lontana dalle dinamiche esplosive delle prime battute, concentrando il meglio in poche ma significative stagioni. Basti pensare a molte altre serie, portate avanti per un numero esagerato di anni, che hanno ormai perso ogni qualsivoglia mordente o capacità di incollare lo spettatore al proprio televisore.

Perché l’età aurea delle serie tv è ormai terminata. Dopo un periodo iniziale in cui la televisione stava iniziando ad avere la sua rivincita sul cinema, in evidente crisi creativa, ogni anno venivano realizzate dei telefilm in grado di fare il pieno di premi alla serata degli Emmy. E dopo aver realizzato storie su qualsiasi tipo di argomento, dopo aver sviscerato in ogni sua forma ogni sorta di medical drama o sci-fi, era arrivato il momento di accendere il riflettore sul mondo delle arti marziali miste, le cosiddette MMA. Quello delle MMA è un mondo che negli ultimi anni sta vivendo un successo di pubblico strepitoso, specialmente negli Stati Uniti, in cui vede la sua massima espressione nella competizione dell’UFC, i cui incontri sono trasmessi in pay-peer-view riuscendo quasi sempre a fare il pieno di ascolti.

Da allora sono nate numerose palestre di queste arti marziali, che si compongono di una solida conoscenza di basi pugilistiche e di lotta a terra, più nello specifico dello studio del Brazilian Jiu Jiutsu (antica forma di arte marziale praticata a terra). Al mondo degli incontri delle MMA il cinema ha dedicato alcuni film che ben presto sono entrati nell’immaginario collettivo della mia generazione, che grazie a queste pellicole ha iniziato a comprendere e poi ad apprezzare questo universo. Per tale ragione non si possono non citare Never Back Down del 2008 e Warrior del 2011, con un Tom Hardy in stato di grazia. E dopo l’approdo nel mondo del cinema, mancava la giusta rappresentazione delle MMA nello sconfinato universo delle serie tv. Tre stagioni quindi. Brevi ma intense, come una tosta sessione di allenamento nella gabbia. Episodio dopo episodio lo spettatore ha tempo ad ambientarsi e ad affezionarsi lentamente alle vicende personali dei protagonisti. Si entra quindi nella vita di Alvey (interpretato da Frank Gallo), nelle pieghe della sua vita complicata fatta di vittorie professionali (come lottatore e allenatore) e di casini personali.

Il suo rapporto altalenante con Lisa Prince (Kiele Sanchez), sua fidanzata e soci in affari, è solo uno degli aspetti più incasinati dell’intimità dei personaggi. Altro personaggio dalla psiche fragile e assai complesso è quello di Christina (Joanna Going), tossica ex moglie di Alvey e madre di Jay e Nate. Altro portatore sano di casini è senza ombra di dubbio Ryan Wheeler (Matt Lauria), tornato in città dopo aver scontato una condanna in carcere per aver aggredito suo padre, costringendolo su una sedia a rotelle. I personaggi più introspettivi sono senza dubbio quello di Nate (Nick Jonas), promettente stella della MMA, costretto a vivere segretamente la sua omosessualità all’interno di un ambiente dove il machismo la fa da padrone. Menzione particolare merita il personaggio di Jay Kulina (Jonathan Tucker), in grado di essere un grande combattente, un fratello amorevole e un figlio in grado di fare qualunque cosa per sua madre, a tal punto da aiutarla ad uscire dalla sua dipendenza dall’eroina.

E’ il personaggio maggiormente esposto ai cambiamenti emotivi che hanno luogo nel corso della trama del telefilm, in grado di stupire per la sua immensa maturità e la sua fredda capacità di prendere in mano le decisioni, anche in situazioni fottutamente delicate. Non mancano quindi i colpi di scena in Kingdom, sapientemente miscelati all’interno dell’evolversi degli eventi con una tempistica degna di una deflagrazione nucleare. Ogni dettaglio è perfetto e non viene lasciato al caso. Colpisce particolarmente la fotografia, vero e proprio importante elemento narrativo in grado di mescolarsi alla perfezione alla sceneggiatura di ogni singola puntata. Di grande impatto è la scelta da parte degli ideatori del telefilm di inserire elementi in grado di compiacere lo spettatore più attento ai minimi dettagli, come ad esempio gli schizzi di sangue che sporcano la telecamera durante le scene di lotta all’interno della gabbia.

Un espediente narrativo preso in prestito ai videogiochi di ultima generazione, che tendono a strizzare sempre di più l’occhio di chi vive l’esperienza in prima persona. Una sorta di moderna e atipica rottura della quarta parete, che coinvolge lo spettatore nell’adrenalina di un match di MMA. Gli elementi per gustare una grande serie tv ci sono tutti. La sensazione è che passerà parecchio tempo prima che Kingdom possa essere trasmesso sugli schermi italiani. E’ ancora inedita e molto probabilmente lo sarà ancora per parecchio tempo. Unica nota positiva è l’utilità effettiva di Internet, che ci permette di poter reperire sia le puntate che i sottotitoli in italiano per poter godere appieno di questa serie tv che non deve mancare ad ogni appassionato di MMA e di storie in grado di scavare nelle pieghe più intime e remote dell’animo umano.

Perché Kingdom è proprio questo: la rappresentazione più grezza della paura, del tormento e delle debolezze dell’animo umano. Tutti i personaggi che calcano la scena di questo serial hanno una storia complicata o un personale modo di vivere la vita e di incasinarsela in maniera assai professionale. Ma quello che colpisce tra i tanti pregi di questa serie (in primis l’interpretazione di un cast in grado di entrare immediatamente nel personaggio rappresentato) è la descrizione minuziosa e assai reale dei sacrifici, dei dolori, dell’ascesa e della caduta di persone idolatrate da migliaia di individui che, nell’intimo della propria vita privata, danno libero sfogo alle proprie debolezze facendoci ricordare che siamo semplicemente umani con tutti i casini che ne conseguono. Lasciate quindi che le atmosfere cupe e sincere di Kingdom facciano breccia nello vostra guardia emotiva. Sarà la cosa più dannatamente epica che potrete ricordare per parecchio tempo.

Hank Cignatta