LA MORTE DI THOMAS MILIAN E DI QUEL CINEMA ITALIANO DI NICCHIA

Autopsie, Bad Literature INC

La morte di Tomas Milian, avvenuta la scorsa settimana in concomitanza con un altro grande personaggio della generazione di Carosello, è stato un fulmine a ciel sereno. Per molti il nome di questo attore non dirà nulla. Ad altri invece porterà alla mente alcuni dei momenti più belli dei film che negli anni Settanta e Ottanta hanno parodiato il genere dei film polizieschi.

In coppia con l’immenso Bombolo (al secolo Franco Lechner), Tomas Milian entrò nell’immaginario collettivo dello spettatore medio degli anni settanta per alcune pellicole che gli diedero grande successo commerciale nei panni prima del burbero ispettore Nico Girardi, personaggio borgataro dalla battuta facile e dall’eloquio assai colorito e di Er Monnezza poi, ladruncolo con caratteristiche simili a quelle di Girardi.

In undici pellicole, prodotte e distribuite nelle sale italiane in un arco temporale che va dal 1976 al 1984, Tomas Milian è entrato alla perfezione in questo personaggio dai modi spicci e sbrigativi, a cui i siparietti con il ladruncolo e amico di sempre Venticello hanno dato modo di essere consacrati nelle pagine più divertenti della commedia all’italiana. Un simile successo di coppia, all’epoca in film del medesimo filone, si è visto solo con il duo Banfi-Vitali.

Ma Tomas Milian, prima di essere lo sboccato ispettore Nico Girardi (doppiato dall’immenso Ferruccio Amendola) ha avuto modo di dare prova di essere un grande attore. Un attore istrionico, in grado di adattarsi alla sceneggiatura e alla psiche del personaggio che doveva interpretare come pochi attori sono in grado di fare.

Milan proveniva da una famiglia agiata della medio borghesia cubana, essendo suo padre generale del regime di Gerardo Machado, che perse il potere e venne arrestato in seguito al colpo di stato avvenuto per mano di Fulcencio Batista. Dopo un adolescenza travagliata durante la quale assistette al suicidio del padre, nel 1957 abbandonò Cuba per trasferirsi negli Stati Uniti, dove ottenne la cittadinanza e avendo modo di iscriversi presso l’università dell’accademia teatrale di Miami.

Da qui il giovane Millian ha modo di fare una lunga e intensa gavetta presso gli spettacoli di Broadway, fino a giungere nel nostro Paese nel 1959. Quel viaggio si rivelò fortunato e in breve tempo Milian, notato per le sue eccellenti qualità di attore, ha modo di collaborare con registi del calibro di Alberto Lattuada, Pier Paolo Pasolini e Luchino Visconti.

Con l’andare del tempo arrivano anche i primi ruoli da protagonista e da antagonista in alcuni spaghetti wester che seguivano il successo dell’epoca del filone, dando già prova della sua immensa poliedricità di attore.

La definitiva consacrazione di critica e di pubblico giunge però negli anni Settanta, con la partecipazione ad alcuni film polizieschi che, all’epoca, vennero definiti dei filmacci improponibili ma che, nel corso degli anni, sono stati rivalutati dagli estimatori del genere fino a raggiungere lo stato di pellicole cult.

In questo periodo Milian diventa protagonista in alcune delle pellicole cult del filone poliziesco, quali Liberi, armati e pericolosi, La polizia accusa: il Servizio Segreto uccide, Roma a mano armata La banda del gobbo.

Il successo dei personaggi interpretati in questi film gli permette di ottenere ruoli in alcune pellicole a sfondo politico quali La vittima designata, I cannibali Il Consigliori. Grazie alla sua esperienza di attore di caratura nelle pellicole poliziesche, decide di interpretare i personaggi dell’ispettore Nico Girardi e del ladruncolo Er Monnezza in alcune delle saghe più divertenti e famose della commedia all’italiana.

In seguito alla morte di Bombolo, suo fondamentale partner nei film dell’ispettore Nico Girardi, le apparizioni cinematografiche di Milian si fanno sempre più radi, complice anche il declino del genere poliziesco. Partecipa ad alcune produzioni cinematografiche e televisive statunitensi di scarsa rilevanza, preferendo di ritirarsi in un lungo silenzio artistico interrotto da qualche intervista rilasciata per qualche speciale o per ritirare dei premi alla carriera conferitogli da diversi festival, tra cui quello del cinema di Roma.

Se ne va un grande attore, capace di dare anima e carattere al personaggio interpretato, in una maniera unica ed inossidabile che difficilmente viene scordato dallo spettatore. Che partecipasse ad un film in un ruolo marginale o da assoluto protagonista, era in grado di dare un tocco in più ad un film e di arricchirlo con quella immensa maestria tipica degli attori che danno tutto nella recitazione.

Con il suo sguardo duro e introspettivo ha scritto pagine importanti dei film del genere degli spaghetti western prima e del poliziesco all’italiana poi, entrando in pieno diritto nell’Olimpo di quegli attori talentuosi che hanno saputo rendere grande il cinema italiano nel mondo.

Hank Cignatta