JOHNNY CASH, IL LATO OSCURO DEL FOLK

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Johnny Cash è senza ombra di dubbio uno degli artisti più influenti del XX secolo. Basti pensare al fatto che è stato uno di quei pochi artisti in grado di raggiungere il traguardo di novanta milioni di dischi venduti. Il motivo del successo di Cash è da ricercarsi in quei piccoli dettagli che hanno reso grande le sue canzoni, in grado di diventare testimonianza di quell’America lasciata da parte per l’imminente sfavillante febbre del rock ‘n’ roll.

Ecco che The Man In Black, come era soprannonimato per il fatto di indossare sempre abiti scuri, da voce alle zone rurali di quegli Stati Uniti che, a conti fatti, avevano ben poco di commerciale.

Mentre il Paese si apprestava ad essere conquistata da un ragazzo che si esibiva insieme a Cash, tale Elvis Presley, Johnny raggiunse il successo grazie a hit del calibro di I Walk The Line, Folcom Prison Blues, Ring Of Fire, Get Rythm, Bonanza, Man In Black solo per citare le più celebri.

Celebre è la frase con la quale era solito iniziare i suoi concerti ( “Hello, i’m Johnny Cash”), quasi a sottolineare la semplicità che lo contraddistingueva.

Ma non tutto è stato facile per Johnny Cash: a partire dalla sua infanzia, vissuta all’interno di una numerosa e povera famiglia contadina dell’Arkansas. Johnny era il quarto di sette figli e la morte dell’amato fratello maggiore Jack, avvenuta in seguito ad un incidente con una sega elettrica quando quest’ultimo aveva quindici anni, lo segnerà profondamente per tutta la vita.

Il padre di Johnny non si darà mai pace per la morte dell’amato figlio Jack, arrivando addirittura a ritenerlo direttamente responsabile per l’accaduto. Ciò non fa altro che acuire il senso di introspezione di Johnny, il quale si concentrà sulla scrittura di storie e lo studio della chitarra.

Gli anni passano, il rock cambia e Cash corre il serio rischio di diventare sconosciuto alle nuove generazioni. Mentre negli anni Novanta il Grunge sta monopolizzando l’industria discografica, spinto anche  dalla neonata MTV, avviene la cosiddetta “resurrezione” artistica di Cash.

Il poliedrico produttore discografico Rick Rubin, suo grande ammiratore, mette l’artista sotto contratto con la sua casa discografica, l’American Recordings, con la quale da alle stampe nel 1994 American Recordings, primo di una serie di album che permetteranno di introdurre Cash ad una nuova generazione di pubblico e di consacrare la sua figura alla leggenda.

 

Hank Cignatta

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