LA PAURA DEI MERCATI CONTINUA

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In attesa che Cottarelli finalizzi la lista dei ministri l’opinione degli investitori sulla stabilità dell’Italia è evidentemente ancora bassissima, lo spread sale a quota 230 e le borse subiscono un forte calo che di fatto annulla ogni utile dall’inizio dell’anno.
Questi i risultati che il governo del cambiamento ha portato alla nazione in soli due mesi, complimenti.
La paura è generata dall’impossibilità per gli investitori di concepire una nazione guidata da partiti irresponsabili, il cui unico scopo è quello di arrivare al governo per schiacciare la nostra nazione in nome di ideali, almeno quelli che diffondono durante le loro deliranti trasmissioni live su Facebook, anti europeisti e populisti.
A quanto pare l’attacco alla democrazia sta continuando, i social ribollono di astio e malvagità nei confronti di un governo che a loro dire è reo di aver impedito l’agognato cambiamento, colpa che però va attribuita esclusivamente a salvini, unico responsabile di essere rimasto su posizioni rigide e di non essersi accordato con il presidente della repubblica.
I grillini di fatto sono stati traditi dal loro alleato che aveva previsto (non che ci volesse una scienza) che se avesse tenuto duro su un nome improponibile sarebbe scoppiato un pandemonio e di conseguenza, sfruttando l’onda populista anti governativa sarebbe riuscito ad erodere voti al movimento, riuscendo a schiacciarlo alle prossime elezioni.
Lo dimostra il fatto che Di Maio pare avesse cercato un accomodamento fino alla fine proponendo altri nomi al posto di Savona.
Questo quindi il motivo unico che ha causato questa crisi, la sete di potere di un populista.
Il Quirinale sta cercando di raccogliere i pezzi di questa nazione disastrata, cercando di proporre un governo di transizione in grado di far riprendere ai mercati un trend positivo e limitare i danni causati dall’aumento dello spread.
Se come pare in queste ore la terribile lotta dovesse continuare si rischia che anche questo nuovo governo non riesca ad instaurarsi, portandoci così di fatto nella più grande crisi costituzionale degli ultimi cinquant’anni.

Christian Longatti
Andrea Gunetti