DI MAIO DIFENDE SALVINI (NON E’ UNA BARZELLETTA)

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Parafrasando una delle più dolci poesie di Yeats lo possiamo inserire, in perfetta sintonia, con questo momento storico.
Un momento in cui le genti, facilone ed ottuse, trainate da ardenti slogan populistici, bramano un sogno di assoluto splendore.
Genti però che hanno posto i propri sogni ai piedi di pericolose macchine politiche, adatte più a distruggere che a creare. 

“Se avessi il drappo ricamato del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
I drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
Dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
Stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
E i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
Cammina leggera, perché cammini sui miei sogni”.

Anche noi Ingrati siamo tra i poveri di questo mondo, ma non tra gli illusi.
E combattiamo, poiché null’altro illumina la vita d’un uomo come una battaglia gloriosa, con armi spuntate, sassi e pietre, combattiamo contro la viltà di questa più che mediocre classe politica, colpevole di aver schiacciato i sogni di una generazione.

Lo scempio umano si unisce a quello istituzionale, moralità e rettitudine ormai sono solo più desueti termini da cancellare nei prossimi vocabolari di neolingua salviniana.
matteo salvini, ministro in perenne campagna elettorale, accusa la magistratura di ingerenze politiche e snobba le accuse a lui rivolte ridendo di fronte ai giornalisti, minacciando querele, facendo il bulletto.
Le accuse della magistratura sono evidentemente fondate, diversamente non avrebbero avviato una serie di procedimenti contro il suo movimento, inoltre è una cosa che va avanti da anni, non è una notizia nuova.
Di Maio interviene difendendo il suo partner: “ non è colpa sua… è stato Bossi” (sappiamo che se servisse darebbe la colpa a chiunque, senza salvini anche lui deve fare i bagagli e lasciare quella Roma che gli paga i conti)

Quanto desideriamo noi Ingrati un governo in cui queste porcherie non si verifichino.
In luoghi più civili per accuse infinitamente più piccole di quelle mosse a salvini dalla magistratura ci sarebbero state dimissioni, lunghe lettere di scuse ed una giusta gogna mediatica.
In questo paese di cerebrolesi invece difendiamo questi furbetti della poltrona, incapaci di comprendere che costoro non danno alcuna importanza a noi poveri cittadini, ci innondano di parole, vuotezza, banalità.
 

Christian Longatti
Andrea Gunetti