SE LA DEMOCRAZIA ANNULLA IL PROGRESSO, A MORTE LA DEMOCRAZIA

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La democrazia è il potere dato in mano al popolo. E’ il concetto sul quale si basa il mondo occidentale ed è universalmente riconosciuto come la massima espressione di libertà e armonia tra i popoli. Nel corso dei secoli c’è anche chi si è arrogato il diritto di poter esportare il suddetto concetto anche negli angoli più remoti del pianeta, avendo la presunzione di pensare che questo sistema di governo possa essere compreso ed accettato da chiunque.

Tale concetto affonda le sue radici nell’Antica Grecia (la cui lingua da origine alla parola) e già allora filosofi del calibro di Platone e il suo allievo Aristotele la ritenevano una forma di governo non opportuna, avvalorando la tesi che il potere dovesse essere gestito da filosofi.

Una forma nuova di democrazia si è già verificata per ben due volte nel nostro Paese: nel 2011 quando l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affidò a Mario Monti l’incarico di formare il governo e nel 2016 quando il Presidente Sergio Mattarella fece lo stesso con Paolo Gentiloni.

Da allora il valore del voto è stato pressochè annullato in quanto le istituzioni hanno dimostrato di non tener conto della volontà dei cittadini e di far detenere il potere a persone “di rilievo” nel campo tecnico (o così dovrebbe essere). A tal proposito il filosofo e politologo americano Jason Brennan nel suo libro intitolato Contro la democrazia ha analizzato in maniera fredda, schietta e spietata la reale tenuta di quello che viene considerato come la migliore forma di governo possibile.

Ciò che traspare dall’analisi di Brennan è che molti elettori compiono le loro scelte basandosi sulla spinta emotiva del momento o usando il pregiudizio come concetto portante. Nella maggior parte dei casi ( “documentati e dimostrabili”, secondo Brennan e dei quali non dubitiamo neanche per un secondo) tali elettori ignorano la forma di governo vigente e persino i nomi dei leader in carica.

Quale sarebbe dunque la soluzione per ovviare alle falle presentate dal sistema democratico senza incorrere nel rischio che si vada a tutta velocità verso un’oligarchia? La proposta presentata da Brennan nel suo volume è quella di provare in fase sperimentale una forma di governo epistocratica che possa essere compatibile con le varie istituzioni e concetti inviolabili dell’uomo come la libertà di parola, ridistribuendo il potere politico in una giusta prospettiva fatta di conoscenza e competenza.

In Italia abbiamo potuto notare, soprattuto con questo tipo di governo, come di fatto la democrazia non sia più un sistema funzionale al raggiungimento di obiettivi sociali, ma un metodo che meglio si adatta a bulli e gradassi che vogliono ottenere il potere piuttosto che a veri politici illuminati in grado di lanciare la nazione verso un futuro di sviluippo ed unità.

Mai come oggi è necessario una prepotente virata verso le rotte tracciate da Brennan, lasciare l’Europa in mano al gentismo e dalle conseguenze che esso comporta è un prezzo che noi Ingrati non siamo disposti a pagare.

Christian Longatti
Andrea Gunetti
Hank Cignatta

 

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