L’INGRATO INTERVISTA SALVINI, quando le frasi fatte non bastano più.

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“Noi tiriamo dritto: viene prima il diritto al lavoro alla salute e alla pensione.
Se qualche burocrate in Europa pensa che tutelare il diritto al lavoro e alla pensione sia un problema, il problema lo ha lui”

Matteo Salvini Ministro dell’interno prosegue la sua sfida ai mercati internazionali, all’Ue, alle società di rating e alla speculazione finanziaria e prosegue quindi nel suo percorso.
Alla minaccia di Moscovici Salvini risponde fiero di non aver alcuna intenzione di indietreggiare anche perché “resterà 5 anni al Governo”, dice.
Anche sulle polemiche nate successivamente alla dichiarazione dell’Anci, che considera il suo decreto sicurezza pericoloso proprio per l’incolumità pubblica,non riconoscendo protezione umanitaria e quindi il permesso di soggiorno a moltissimi stranieri, il ministro si difende: “A parte qualche giusta recriminazione molti sindaci dicono questo perché sono pregiudizialmente contro il nostro Governo”.
Salvini vuole città modello come Milano, “che siano cosmopolite ma di austriaci finlandesi e di neozelandesi” replica al primo cittadino milanese che alla parola “cosmopolita” pronunciata dal ministro aveva dichiarato: “ministro Prendo nota”.
Salvini ha anche confermato che sarà applicata subito la Flat tax al 15% per le partite Iva, è che verranno assunti 10.000 poliziotti e che i 156 caposquadra dei vigili del fuoco che mancavano all’appello sono già stati trovati e partirà l’acquisizione.
La speculazione tuttavia ha già cominciato a cannoneggiare l’Italia.
Arrivato fino a 280 punti lo spread ha chiuso a 267, con la borsa italiana che ha chiuso in picchiata al – 3.7% arrivando a perdere fino al 4.9%.
La partita sembra appena cominciata e la sfida sembra quella tra due bande che alla James Dean si contendono il controllo del territorio con prove di forza e allo stesso tempo lo scettro del coraggio, decidendo di correre con una macchina verso un burrone provando a vedere chi dei due scenderà per primo dalla macchina prima di finire giù.
C’è da augurarsi che questo rischio sia stato ben calcolato.
Se il viaggio del ministro Tria in Cina ad Agosto fosse servito per chiedere alla Cina di provare a bloccare la speculazione finanziaria con immissione di liquidità sui mercati a salvaguardia dei nostri titoli, allora potrebbe avere un senso difendere quel margine di legittima sovranità che pure l’Italia rivendica.
Se invece ci stiamo buttando in un’avventura e in un volo spericolato senza paracadute, che sia quello di Bannon, e quindi quello americano, oppure quello del comunista Putin; e se entrambe queste coperture non fossero garantite, il rischio è che Ralph Malf Di Maio e Artur Fonzarelli Salvini, ci stiamo portando dritti all’affondamento del Titanic Italia, nella speranza in cuor loro che rovesciandosi tutto, si rovesci anche l’Europa alle prossime elezioni.
Una cosa è combattere infatti avendo truppe numerose e munizioni sufficienti per contrastare i nemici.
Altrimenti il rischio è fare la fine di Tsipras che dopo aver combattuto contro il colosso europeo è poi dovuto tornare con il cappello in mano dalla Merkel.
Senza considerare che uno spread alto incide sui tassi d’interesse dei mutui e dei prestiti alle imprese.
Quando arrivi a minacciare la capitalizzazione delle imprese, quando a rischio fai diventare le aziende, e sul lastrico rischi di mettere la famiglie, allora o sei un incosciente, o giochi con delle carte nascoste.
Molto conteranno gli assetti internazionali.
Se Francia e Germania si coalizzassero contro di noi non è detto che se ne esca vivi.
E il prezzo sarebbe la più grande recessione della storia italiana.
A meno che lo zio Sam e lo zio Vladimir non decidano diversamente.
A quel punto basta un algoritmo sbagliato e si va a carte e quarantotto.
Con decine di migliaia di posti di lavoro perduti, la totale perdita di sovranità e l’arrivo della troika.
Non rimane che sperare che Giggino Di Maio e Matteo Salvini portino a quel punto almeno le chiappe a casa.
In caso contrario le chiappe saranno direttamente le nostre e ne rimarrà poco per trovare un posto su cui sedersi a disegnare un futuro.
Pare brutto dirlo, ma più che lungimiranza forse serve un colpo di culo.
Numeri alla mano, un paese che festeggia una manovra in deficit, assumendo che il proprio deficit sia migliore di quello fatto dai predecessori per una supponente superiorità morale e per una presunta etica superior della propria classe dirigente, declina tristi presagi.
A partire dall’ipotesi che la tracotanza sia presto spazzata via da uno tsunami finanziario, posto che non esiste il bene solo da una parte e il male solo dall’altra.
Occorrerebbe buon senso anziché fare a sportellate.
Che Dio ci assista.
Con quasi 3000 miliardi di Euro di debito pubblico non rimane che la preghiera.
E che il Dio sia cattolico.
Altrimenti tanto vale mettersi in fila per un suicidio assistito.
Ammesso che non si sia già in fila, senza saperlo.

 

Max Rigano