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La missione Insight, avvenuta con successo lo scorso 26 novembre con l’atterraggio sul suolo marziano del lander omonimo, è stata senza dubbio una tra le più importanti degli ultimi anni. L’attenzione mediatica su questa missione era ( è proprio il caso di dirlo) alle stelle, con tutto il mondo intento a seguire la diretta della fase di ammartaggio.

L’ansia degli ingegneri e degli scienziati intenti a seguire l’andamento della missione si è sciolta in abbracci e festeggiamenti non appena la sonda Insight è giunta nella regione vulcanica di Elysium Planitia, la seconda regione vulcanica di Marte per estensione.

L’apprensione era tanta in quanto malgrado la gravità marziana sia un terzo rispetto a quella terrestre, c’è da prendere in considerazione altri  fattori di rischio come ad esempio la rarefazione dell’atmosfera ed i fenomeni climatici violenti ed improvvisi che possono oscurare l’intera superficie del pianeta per circa un anno, con tempeste che trascinano particelle di sabbia alla velocità di centinaia di kilometri orari.

Il fatto che la sonda sia arrivata sul pianeta è già un grande successo: lo scopo della missione, che durerà un anno e quaranta giorni marziani (l’equivalente di circa due anni terrestri), sarà quello di analizzare e raccogliere informazioni sul sottosuolo marziano e raccogliere dati fondamentali per risalire all’evoluzione dei pianeti rocciosi del Sistema Solare. Questa operazione è propedeutica al ripristino delle operazioni di esplorazione umana del Sistema Solare, così come dichiarato dalla Nasa nell’ultima conferenza stampa della scorsa settimana.

Adesso che cosa dobbiamo aspettarci da questa missione? Ormai Marte rappresenta per l’umanità l’occasione di poter raggiungere territori spaziali  nuovi da conquistare e colonizzare. Ma saremo in grado di poter stare su un altro pianeta se non siamo stati in grado di prenderci cura di quello che ci è stato attribuito? Le domande, così come le possibilità offerte da questa missione sono molteplici. Chi vivrà, vedrà.

Hank Cignatta