“IL MOVIMENTO NELLA STASI: SPORT, DIETA ED AUTODETERMINAZIONE DEL BENESSERE IN CONTESTI DI CRITICITA’”

Siamo fermi, sempre più immobili, spettatori di uno scenario a cui siamo abituati da un anno a questa parte che infonde in ciascuno di noi un sentimento di impotenza, che rende ancora più inerme quel poco che resta delle nostre difese.

Sembra un ossimoro, ma in realtà si può fare qualcosa anche in una situazione di completo stallo, per sé e la collettività: muovere il primo passo verso la volontà di prendersi cura, anche all’interno delle mura di casa, della propria persona e del proprio benessere.

Oggi parliamo di questo argomento con un esperto del settore: Fabio Piccinni, classe 1988, ha conseguito il titolo cum laude di Dottore magistrale in scienze dell’educazione motoria e delle attività adattate; ha conseguito l’abilitazione alla professione di Personal Fitness Trainer nel 2013 riconosciuto dal CSEN CONI e dall’ente ISEF Torino; pratica attività di palestra e fitness da circa 15 anni e svolge l’attività da libero professionista dal 2019 nel suo studio sito in Torino. A seguito degli ultimi DPCM è attivo anche sui canali virtuali per consulenze e supporto all’allenamento. Nel tempo libero ama praticare trekking ed escursionismo lungo le valli piemontesi.

  • Partiamo dalle basi: “Sport” e “Movimento” possono essere sinonimi di uno stesso concetto?

Nel senso comune dei termini, sì, possono essere connessi allo stesso concetto, ovvero alla ricerca, attraverso attività e discipline sia di gruppo sia singole, di un miglioramento psico-fisico, alla socializzazione e allo svago. Lo sport è inteso più in chiave agonistica; con movimento, invece, ci si riferisce generalmente a tutte quelle attività che non prevedono un componente di sfida e di competizione.

 

  • Cosa si intende con il termine “dieta”?

Si intende l’insieme delle abitudini alimentari di un soggetto. Spesso questo termine è erroneamente associato ad una restrizione calorica, che fa scaturire l’assonanza con “riduzione delle porzioni di cibo” e l’eliminazione di taluni alimenti. Non a caso il “mettersi a dieta” significa per la stragrande maggioranza delle persone il “da domani mangio meno”. Tutti i giorni noi “facciamo una dieta”, che sia iper-, ipo- o normo-calorica dipenderà dal nostro stile di vita, patologie e l’attività fisica che svolgiamo.

 

  • I DPCM continuano a penalizzare le categorie dello sport: come ha gestito, in prima persona, la criticità in corso per garantire la continuità dei percorsi personalizzati?

La gestione del personal training in questi mesi è stata una vera e propria sfida. Nel mio caso specifico ho trovato utile usufruire di piattaforme per videoconferenza per tenere lezioni che mi permettessero di vedere i miei clienti svolgere non solo la routine di lavoro concordata, ma soprattutto di controllare l’esecuzione e i tempi di recupero. È innegabile, tuttavia, che l’impossibilità di potersi relazionare “vis à vis” è stato il principale handicap che tutti i PT hanno dovuto affrontare; ma grazie alla tecnologia odierna noi PT abbiamo l’opportunità di scegliere la modalità di lavoro, cosa che anche solo 10 anni fa non sarebbe stato possibile.

 

  • Sport all’aperto e sport all’interno della propria abitazione: qual è preferibile e quali i benefici.

Personalmente ritengo che non vi sia una risposta univoca a questa domanda; dipende molto dalla personalità di ognuno. L’attività all’interno delle mura domestiche o indoor è sicuramente più comoda (no traffico, no parcheggio, ecc.), confortevole (l’ambiente riscaldato ad una determinata temperatura, scelgo la mia musica, ecc.) ed ottimizza le tempistiche (finito l’allenamento sono già a casa). L’indoor però limita fattori come la socializzazione, il contatto con stimoli e ambienti diversi ed apporta un dispendio calorico minore.
D’altro canto, le attività all’aperto o outdoor permettono di entrare in contatto con i più svariati stimoli, ma prevedono, per ottenere il massimo della prestazione negli esercizi, di un minimo equipaggiamento; inoltre, il tempo atmosferico può rappresentare un problema. Ad esempio, io pratico palestra, attività puramente indoor, e trekking/escursionismo, outdoor, per ottenere i benefici di entrambe le categorie.

 

  • Sport “casereccio” e diete “improvvisate” per sopravvivere alla noia dello stallo. Parliamone.

Partendo dalle diete improvvisate, ritengo che siano inutili, controproducenti e il tasso di insuccesso è molto elevato; questo perché non viene mai preso in considerazione il lungo periodo, ma solo il breve e la pretesa di risultati rapidi e immediati. Digiuni o diete trovate su riviste non certificate non sono la soluzione. Sarebbe meglio chiedere il supporto di un nutrizionista in grado di valutare, caso per caso, quale sia l’approccio migliore da intraprendere.
Relativamente allo sport il discorso è simile: allenarsi a casa senza una programmazione specifica che tenga conto di quali tempi, attrezzature e spazi abbiamo a disposizione è sconsigliabile perché si rischia di lavorare tanto e ottenere nulla; è il caso del volume a vuoto (o non allenante): soprattutto in mancanza di attrezzatura, e dunque di un sovraccarico, si rischia di lavorare per tempi prolungati senza mai andare a stressare a sufficienza un muscolo. Il risultato è un non-risultato.  Anche in questo caso, ritengo necessario l’aiuto di un esperto che saprà sicuramente indirizzare il cliente.

 

  • Stati quali noia, depressione, ansia, malessere, aumento di peso, difficoltà a rispettare orari e cicli biologici del sonno sono aumentati esponenzialmente. Lo sport quanto può influire sulle facoltà psichiche di una persona?

È innegabile che lo sport aiuti in molteplici ambiti della nostra vita. Impostare una routine di lavoro con il sostegno di un professionista, con orari e piani precisi, sicuramente può aiutare a rimanere attivi e non cadere nell’immenso oceano della pigrizia, dello sconforto e della frustrazione legato alla pandemia. La pratica motoria, non meno importante, produce endorfine in grado di ristabilire l’equilibrio psicofisico.

 

  • Torniamo agli ausili virtuali per sostenere gli utenti nel movimento: quanto è complesso aiutare il cliente ad effettuare correttamente un esercizio a distanza?

Se dovessi dare una valutazione penso che il grado di difficoltà sarebbe 7/10. Pur considerando che la strutturazione di un intervento, con la conseguente compilazione di un piano di lavoro, non ha rappresentato un problema invalicabile, il vero dilemma nasce proprio con l’impossibilità di seguire dal vivo i clienti durante gli allenamenti, e questo rappresenta un limite. Lo strumento multimediale aiuta, ma rimane un palliativo: fattori come luce, contrasto, inquadrature, risoluzione, qualità dell’immagine sono i nuovi aspetti da considerare durante una lezione in corso. In questi casi spesso bisogna intervenire riducendo la “velocità” di apprendimento perché saranno presenti più passaggi di controllo ed esamina.

 

  • “Lo sport insegna la resilienza”: è d’accordo con questa affermazione?

Assolutamente d’accordo. Lo sport è in grado di far comprendere alle persone di avere delle capacità e una forza che spesso non sapevano di avere. La resilienza nello sportivo aiuta a sostenere meglio allenamenti intensi, lo stress delle competizioni: è uno dei fattori più importanti per la motivazione e permette migliori capacità di adattamento. Lo stesso principio, così come nello sport, funziona alla perfezione nella vita quotidiana.

 

  • “Sport = educazione civica”: è d’accordo con questa equivalenza?

Lo sport rappresenta un veicolo in grado di insegnare il “fair play” e il rispetto dell’avversario; l’inclusione, soprattutto se legato al mondo della disabilità; il rispetto delle regole e permette il miglioramento di sé, mediante l’impegno e il sacrificio, e il riconoscimento dei propri limiti. Per questo ritengo che sia fondamentale in Italia l’istituzione di una figura sportiva nella scuola primaria che aiuti i ragazzi e le famiglie ad un migliore approccio al mondo sportivo sin dalla tenera età.

 

  • Il pensiero dell’esperto: ci sono riflessioni che desidera condividere con gli utenti web?

Spero che questo periodo ci abbia insegnato ad apprezzare quelle libertà e quelle “piccole cose” che molto spesso abbiamo dato per scontate, fosse anche la possibilità di uscire e praticare sport all’aria aperta che ci è mancata durante il lockdown. Per quel che riguarda il sottoscritto, che pratica trekking in montagna, la quarantena è stato un periodo davvero pesante da vivere. Ritengo che mai come in questo periodo sia chiaro come lo sport sia molto più che muovere semplicemente il nostro corpo per perdere la pancetta prima della prova costume. Mi auguro che nei prossimi mesi le persone possano approcciarsi all’attività fisica sotto una luce più olistica, vedendo nello sport un qualcosa di più complesso, versatile e potente.

Roberta Bagnulo

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