INCENDI IN CALIFORNIA: CE NE ACCORGIAMO SOLO ORA?

Nelle ultime quarantott’ore media italiani e non solo hanno dedicato grande attenzione al peculiare fenomeno del “cielo rosso” provocato dai numerosi incendi che stanno mettendo in ginocchio il territorio della California ormai da diversi giorni. Alcuni parlano di “preludio apocalittico”, altri di apocalisse vera e propria, ignari, probabilmente, di quanto è accaduto negli anni precedenti, nelle stesse zone o limitrofe, nello stesso periodo o prossimo.

Come mai ci si accorge solo ora di questi disastri naturali, se esistevano da tempo? Dalla sua comparsa, nell’uomo vige sempre la regola per cui, fino a quando un problema non tocca in prima persona, semplicemente lo si può ignorare: questo vale anche per il cambiamento climatico. La tragicommedia è ancora più evidente se si considera che, nelle stesse zone in cui questi incendi si verificano almeno una volta l’anno, non sono stati presi provvedimenti per attivare dei comportamenti collettivi atti a ridurre il rischio di catastrofi: un cannibalismo davvero isterico.

Le cause degli incendi in California

Stando a quanto afferma il New York Times, le cause sono da attribuire a 4 principali fattori:

  • Conformazione fisica del territorio. La California è uno Stato caratterizzato da un clima sub-tropicale. La zona costiera durante l’estate è accompagnata da clima mite, mentre la zona continentale da un clima piuttosto arido. Il suddetto Stato rientra nella classifica delle zone più calde e aride dell’America del Nord. Le temperature della zona continentale possono raggiungere picchi di oltre 43°C, provocando aridità di vegetazione, che a sua volta è una delle cause scatenanti dell’incipit di incendio. Negli incendi in corso, la temperatura registrata ha raggiunto il picco storico di 49°C.
  • Dolo e cause antropiche. Le cause antropiche non possono mancare: piromani, corti circuiti e attività industriale, trasporto di materiale infiammabile non a norma sono solo alcuni degli esempi che contribuiscono ad incrementare le cause di incendio. Non ultima e meno importante, il cambiamento climatico dovuto al surriscaldamento globale.
  • Venti ad alta velocità. Uno dei venti maggiormente temuti in California è il Vento di Santa Ana, ribattezzato anche come “il vento dei Diavolo”: si tratta di venti caldi, aridi e polverosi, che possono raggiungere una velocità di oltre 150km/h, contribuendo all’avanzamento dei fenomeni incendiari.
  • Cattiva gestione degli incendi da parte degli addetti ai lavori. Stando a quanto riferisce “Il Post”, gli incendi californiani dovrebbero subire un trattamento differente dagli altri: l’incendio, infatti, dovrebbe essere domato piuttosto che spento. La spiegazione sembra essere motivata dal fatto che l’incendio sia un fenomeno atto a eliminare i residui di vegetazione secca e contribuisca a rendere fertile il terreno; lo spegnimento immediato del suddetto non permetterebbe l’eliminazione dei rimasugli di vegetazione che, accumulandosi nel corso del tempo, provocherebbero incendi molto più potenti e di maggiore durata.

A quando risalgono i primi incendi registrati?

Sembra che i primi casi registrati risalgano alla fine dell’Ottocento, con incremento sempre maggiore. Il picco di durata e frequenta è stato rilevato negli ultimi dieci anni, con rilevamento in media di almeno due incendi all’anno.

L’anno 2020 continua ad insegnare al genere umano del Nord del mondo qualcosa di molto importante: non è più possibile fare finta di niente e negare i disastri provocati dall’uomo stesso, per il suo egoismo e brama di potere. Insomma, quest’anno sta dando schiaffi in faccia un po’ ovunque, non tanto perché creda che l’uomo possa redimersi dai propri peccati, bensì per avvisarlo semplicemente che ha finito di divertirsi.

Roberta Bagnulo

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