LA BELLEZZA DELLE CREPE SCOLPITE NEI VASI

Alessandro Chelo, coach manager professionista ed esperto in leadership aziendale, nel suo libro “Il Dono dell’Imperfezione” (Feltrinelli editore,2016) riporta una storia africana udita durante uno dei suoi viaggi nei meandri del continente. ivi vengono riportate alcune parti integrali:

“Ogni santo giorno, una donna andava a prendere l’acqua per il suo piccolo villaggio. […] Portava l’acqua in due vasi di terracotta, sospesi alle estremità di un bastone che teneva sulle spalle. Arrivava però a destinazione solo un vaso e mezzo d’acqua, e non due. Infatti, mentre il vaso di destra era perfettamente integro, il vaso di sinistra aveva una crepa e durante il tragitto perdeva gran parte del suo contenuto. […] il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati, mentre il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò che avrebbe dovuto fare, di ciò che ci si aspettava da lui. […] Finalmente un giorno, lungo il cammino, le disse: <<Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesce lungo tutta la strada verso il villaggio. >> La donna non si scompose, continuò a camminare e rispose sorridendo: <<Ti sei accorto di quanti bei fiori ci sono dalla parte sinistra del sentiero? Io ho sempre saputo di questa tua caratteristica, perciò ho piantato dei semi dal tuo lato del sentiero e ogni giorno tu li annaffi. In questi due anni , grazie a te, ho potuto raccogliere tanti bei fieri e decorare il nostro villaggio. Sai fare cose che il vaso integro non potrà mai fare. Se tu non fossi come sei, il nostro villaggio non sarebbe così bello.>>”

In barba al concetto di libertà ormai sulla bocca di tutti e vuotato della sua essenza, la società contemporanea ha assunto la pretesa di comunicare agli individui ricette grazie alle quali è possibile muoversi all’interno dei meandri dell’esistenza, le cui non devono essere messe in discussione poiché pare siano “perfette” così: tra queste rientra il trasformarsi in qualcosa che non si è per raggiungere determinati obiettivi, l’impossibilità di rallentare durante il cammino, il rigore dell’eccellenza (estremamente soggettiva e a discrezione di chi ci troviamo dinanzi) che deve adempiere alle aspettative, la costrizione di tessere discorsi standardizzati di adulazione al fine di essere assunti su un posto di lavoro e sacrificarsi per esso.

E se invece qualcuno iniziasse a cambiare paradigma e capisse che lo stesso risultato può essere raggiunto permettendo agli individui di essere se stessi, che il quattro non è sempre il risultato di 2+2, bensì anche di 3+1, 1+3 e così all’infinito. E se qualcuno iniziasse a capire che a furia di correre si resta senza fiato; che la perfezione nasconde nel cuore un’ira latente; che l’eccellenza è stata spesso frutto dei più bizzarri incidenti accaduti nel corso della storia?

Alessandro Chelo, attraverso questo racconto, sottolinea il fatto che non bisogna limitarsi ad accettare le proprie creme, ma bisogna imparare ad amarle, e da quelle stesse crepe potrebbero nascere i migliori successi di una persona.

Roberta Bagnulo

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