CHE COS’E’ ESATTAMENTE LA CULTURA?

Se si ponesse ad una persona comune la domanda “Dove si trova la cultura?”, quest’ultima senza dubbio indicherebbe come gli infanti un museo, un teatro, una libreria, un cinema. Ma se alla stessa persona si ponesse la domanda “Ma cos’è, esattamente, la cultura?” una possibile risposta potrebbe essere “è il patrimonio artistico di una nazione”. Questa sarà la domanda a cui, con questo articolo, cercheremo di fornire una sintetica e concisa risposta ad una complessa domanda.

Partiamo dalle origini: il termine cultura, deriva dal participio passato cultus, il cui verbo all’infinito è colere, all’epoca correlato strettamente all’agricoltura, che letteralmente significava “coltivare, abitare un luogo”. Nel corso dei secoli moltissimi studiosi hanno tentato di attribuire alla cultura una rappresentazione, passando dalla frase di Cicecone (106 – 43 a.C) “Cultura animi philosophia est” alla citazione di Cartesio (1596 – 1650) “Cogito ergo sum”, relegando quindi questo termine ad attività ed esercizi puramente intellettuali e strettamente correlati con la specie Homo (lettura, scrittura, ragionamento).

A partire dalla metà del XVIII secolo, Voltaire propone un’innovativa definizione del termine, realizzando una dicotomia tra “natura”, cioè ciò che è proprio dell’uomo biologico, e “cultura”, intesa come insieme delle usanze e dei costumi proprie di una società, ove per società si intendono anche quelle che Durkheim definisce “società semplici” (popoli primitivi e tribù); ne viene riconosciuto il mutamento nel tempo e nello spazio. Il perfezionamento del concetto arriverà alla fine dell’Ottocento con Tylor, il quale identifica la cultura con l’insieme della rete di rapporti che l’individuo instaura nella società in cui vive. La cultura, dunque, ha come presupposto preliminare la relazione.

A partire dagli inizi del XX secolo fino ai nostri giorni, il concetto di cultura ha subito ciò che il Professore di Antropologia Culturale all’Università di Torino, Francesco Remotti, chiama dilatazione verso l’etologico: la cultura, dunque, non è più proprietà intrinseca della specie Homo, ma è proprietà intrinseca di tutte le specie di esseri viventi presenti sul pianeta. La cultura è un processo che avviene per osmosi, in cui l’essere vivente residente in un dato contesto, acquisisce le informazioni che riceve dall’esterno, tramandandole a sua volta alla prole, per garantirne la sopravvivenza, l’evoluzione, il benessere. Per fornire un esempio concreto, il Prof. Remotti racconta che è stato rilevato, a seguito di numerose osservazioni, che le cinciallegre inglesi hanno acquisito delle tattiche per bere il latte dalle bottiglie che i fattorini lasciano sui cigli delle porte: questo comportamento, è cultura. Nello specifico, parliamo di comportamento culturale tutte le volte che, a partire da “N” possibilità, l’essere vivente ha l’opportunità di scegliere quella che ritiene più adatta alle proprie esigenze.

Riassumendo più di mille anni di storia, si potrebbe tentare una definizione: la cultura è l’insieme delle possibilità di scegliere di costruire un’identità, propria di una società etnologica o etologica, nel tempo e nello spazio, in tutte le attività e fasi dell’esistenza ad oggi conosciute, al fine di garantire il benessere della specie, la sua autodeterminazione collettiva.

 

Roberta Bagnulo

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