MACCHIE DI INCHIOSTRO DIGITALE

E passa così un altro giorno in questo mondo di lupi. Di idealisti senz’anima che neanche ti guardano in faccia per strada. Le tenebre sono ormai calate anche qui nella città della Mole. Il sole sparisce per dare il buongiorno all’altra parte di questo mondo ormai ovattato dalla sterilità dell’essere. L’unica cosa vera che vedo è il verde scintillante della bottiglie con la quale sto facendo lentamente l’amore all’interno di un seducente viaggio di alterazione alcolica più vero di qualsiasi relazione sentimentale.

A VOLTE RITORNO

Caldo. Sudore. Cose da fare. Una vita che, tra alti e bassi, va avanti. Un nuovo sorso di rum, mentre i cubetti di ghiaccio nuotano nel mio bicchiere facendo rumore. Provo a pensare ma anche la mia mente è arida come un terreno alla disperata ricerca di una pioggia rigenerante. Un rapido sguardo a quella bottiglia, custode di spicciola psicoanalisi alcolica, ormai vuota. Cerco di guardare verso l’orizzonte dei miei pensieri. Solo nuvole grigie che non ne vuole sapere di fendere l’aria per poter tornare a respirare. La notte ruggisce fuori dalla mia finestra, guardandomi dall’alto in basso. Mi deride mettendomi in difficoltà con questa calura che non da scampo.

APPUNTI DI UNO SPACCIATORE DI TEMPO

Il tempo. Maledetto tempo. Potessi averne di più. Perché questo tempo non basta mai? Più ne hai e più ne vorresti. Il tempo è prezioso. Una sorta di oro astratto che l’umanità cerca in modo spasmodico, disperatamente. «Tu sei giovane e la vita è lunga e c’è ancora tempo da sprecare oggi», cantano i Pink Floyd dalle casse del mio stereo. In fondo è vero. Quando siamo giovani non ci accorgiamo dell’importanza del tempo. Di quanto i ricordi migliori si vivono proprio durante la gioventù. Ma quando si è intenti nell’ardua missione di scoprire la vita il tempo sembra non passare mai. O meglio, scorre più lentamente.