CARO BEPPE, TI SCRIVO

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Caro Beppe ti scrivo non da politico ma da padre a cui la vita, diciotto anni fa, ha regalato una figlia meravigliosa. Sinceramente un po’ ti capisco: hai costruito sulle provocazioni e della battute sopra le righe tutta la tua carriera nonchè la tua fortuna.

Mi piacevi molto, anche quando la Rai ti ha esiliato e tu per continuare a lavorare sei stato costretto a bussare alle porte della tv della Svizzera Italiana. Internet era agli albori e a noi pervenivano solo piccoli spezzoni dei tuoi spettacoli nei teatri gremito all’inverosimile, durante i quali ti scagliavi contro il consumismo usa e getta.

Il “nemico” allora era rappresentato  dai produttori degli spazzolini da denti colpevoli, a tuo avviso, di non crearli con la possibilità di cambiarne solo le setole contribuendo così all’inquinamento dei mari causato dall’eccesso di plastica.
Oppure quando denunciavi, durante i tuoi spettacoli, che i computer avrebbero preso il sopravvento sull’Uomo e lo facevi distruggendo decine di terminali e di monitor sul palco.  Ironia della sorte qualche decennio dopo proprio quei computer e la rete che li collega hanno costituito la fortuna della tua seconda vita pubblica, quella politica. Mi piacevi.
Questo infatuamento però ha iniziato a venir meno quando sei “sceso in campo”, per usare un termine caro al tuo nemico giurato, però hai avuto il ruolo di padre “nobile” (?) del Movimento, riprendendo i tuoi spettacoli profumatamente pagati, che da politico impegnato in prima battuta non avresti mai potuto fare. Mi piacevi, ma sempre meno. E dopo il tuo show di domenica 21 ottobre a Roma non mi piaci più. Non tanto perché hai detto sul palco, in camicia nera di sempre viva e tragica memoria, che bisogna togliere i poteri al capo dello Stato perché non allineato ma per quello schifoso paragone che hai fatto usando le persone autistiche per attaccare i “filosofi” che vanno in tv a pontificare, un po’ come fai sul palco.
Vedi Beppe, adesso senza voler pontificare, ti spiego una cosa: le famiglie che hanno la fortuna di avere al loro interno delle persone fantastiche che per la loro “diversità” (bisognerà approfondire prima o poi questo concetto) la società li considera dei problemi. Non hanno voglia di essere strumentalizzate per uso e consumi di chi, per una manciata di voti in più, sceglie di provocare a tutti i costi cavalcando il populismo più becero col solo scopo di arringare le folle, dimenticandosi tante volte di collegare il cervello. Noi (te lo posso assicurare) abbiamo problemi più seri. I nostri pensieri sono rivolti a quando noi genitori non ci saremo più, ad un sociale sempre più messo in difficoltà dalla mancanza di fondi, ad un welfare insufficiente a far fronte alle legittime richieste ed aspettative di questi fantastici ragazzi.

Ecco Beppe, se dai retta ad uno che non capisce niente, come si dice dalle nostre parti, la prossima volta non perdere l’occasione ed invece di attaccare a tutti i costi i filosofi “nemici” che vanno in tv a pontificare (da che pulpito) parla di fatti concreti, invita i tuoi ministri, che pendono dalle tue labbra (anche perché devono accendere un cero tutte le mattine e in caso contrario dovrebbero trovarsi un lavoro), a fare proposte di legge serie, affidabili, che affrontino veramente il problema.
In fondo non è difficile: basta collegare il cervello.

Roberto Pisani