UN WHISKEY CON… ERNEST HEMINGWAY

cultura

Prendete la figura di Ernest Hemingway come lo conoscete a livello scolastico e gettatela via. Prendete quel filtro pseudo intellettualoide che tende a voler circoscrivere la cultura all’interno di pretenziosi recinti mentali e scardinateli. Solo così potrete avrere un quadro più possibile completo (ma soprattutto libero) di una delle figure più importanti della letteratura del XX secolo.

Hemingway può essere considerato come la prima “rockstar” della narrativa, nonchè una degli autori più influenti per il romanzo del Novecento. Grazie a lui si devono l’introduzione di determinate caratteristiche narrative che contribuirono a cambiare in modo significativo la struttura del Romanzo.

Egli rappresenta l’icona perfetta dello scrittore, in grado di girare il mondo ed essere testimone di avvenitmenti impressi in maniera indelebile all’interno di libri che lo hanno consacrato  a fama perenne, tra i quali Fiesta (Il sole sorgerà ancora)  (1926) , Addio Alle Armi (1929), Per Chi Suona La Campana (1940) e Il Vecchio e Il Mare (1952). I titoli di queste opere, vere e proprie pietre miliari della letteratura americana e mondiale.

La sua esperienza parigina gli permise di venire a contatto con molti intellettuali che furono detrerminanti per la sua formazione letteraria, che ebbe modo di mettere a frutto parallelamente alla sua carriera giornalistica. Divenne un mito delle nuove generazioni quando si aggiudicò il premio Pulitzer nel 1953 per Il Vecchio e Il Mare e il Nobel per la letteratura nel 1954.

Ma Hemingway era decisamente molto più di questo. A discapito della sua immagine pubblica, che lo elevò a figura massima di ispirazione per tutti coloro che avevano ( o hanno) velleità di diventare scrittori, egli alternava una figura dai tratti psicologici molto complessi che lo porteranno a vivere una vita abbastanza turbolenta sul piano personale.

Ciò che sta alla base del successo delle opere letterarie di Hemingway sono il suo stile caratterizzato da toni particolarmente asciutti e le mirate critiche alla società del tempo, che lo scrittore ebbe modo di vivere sia come soldato arruolato nell’esercito che come giornalista.  Si è fatto quindi portavoce di quel mal de vivre descritto in quasi tutte le sue opere, che ha tracciato per lui  la figura di un “uomo tragico”. Dalle pagine dei suoi libri si possono avvertire note di quell’impronta stilistica basata sulla nostalgia.
Hemingway o si ama o si odia, ma di certo non può lasciare indifferenti.

Ma per comprenmdere appieno la figura e le opere di Hemingway bisogna farlo in un contesto completamente avulso da qualsivoglia influenza  intellettualoide, che tende ad etichettare tutto e tutti con estrema facilità senza lasciare libero spazio a ciò che conta veramente, le emozioni,  vittime oggi di quella grande macchina di distrazione di massa in grado di soggiogare chiunque con “effetti speciali e colori ultravivaci”.

 

Hank Cignatta