LA DECADENZA MORALE DELL’ITALIANO MEDIO

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La storia ci mostra come il popolo, durante il susseguirsi delle molteplici epoche storiche che ci hanno preceduto abbia cercato di migliorare le sue misere condizioni di vita, la nobiltà ed il clero dal canto loro cercavano di evitare che queste speranze si concretizzassero.
L’avvento della democrazia ha definito un complesso equilibrio tra il popolo ed i “potenti” che si identifica nel tentativo di stabilire un ordine sociale che possa garantire un valido equilibrio tra stabilità e sviluppo, diritti e sicurezza, benessere e competitività.

Un tempo il forte desiderio del popolo di ottenere una giusta rivalsa verso una vita di sacrifici li spingeva ad una difficoltosa ricerca del sapere, la cultura, prima oralmente e poi tramite testi scritti, si trasmetteva ed al riparo delle mura domestiche si dialogava, si evolveva.
Nel secondo dopoguerra, con le importanti conquiste sociali ottenute e con la sicurezza che ne derivava molti padri spinsero i figli a sacrificarsi sui testi universitari e l’Italia rinacque dalle sue ceneri grazie anche questi giovani che furono in grado di travalicare le barriere di classe ed ottenere riconoscimenti professionali ed umani legati non al loro nome ma al loro effettivo valore.

Il benessere tuttavia ha condotto al consumismo sfrenato e la tecnologia, che in poco più di cento anni ci ha traghettato da un mondo rurale ad uno quasi completamente informatizzato, attraverso l’introduzione dei nuovi media (radio, TV ed internet) ha permesso che genti senza scrupoli, abili nell’arte del convincere e del raggirare si introducessero nelle nostre case e ci cogliessero proprio dove siamo più disarmati.
Il risultato è il lassismo di queste generazioni perdute.
Del primato immorale ed incivile degli italiani, ecco il titolo dell’opera di Vincenzo Gioberti se avesse scritto oggidì.

La paura e l’odio hanno prevalso, orde di analfabeti funzionali infestano i social network insozzandoli di sproloqui, volgarità, fake news e pressapochismi.
Al Governo, un bullo stile “ti rubo la merendina”, monopolizza ogni media rendendoci immediatamente evidente la preveggenza di Orwell in 1984, ed i suoi sgherri stilano precise liste di chi non è d’accordo con il “salvinipensiero”, giornalisti, democratici, liberali, destra e sinistra, tutti nel calderone, poiché ormai l’unica idea che conta è la sua.

Abbiamo quindi oggi tutti sotto gli occhi una evidente decadenza morale che si mostra senza paura, senza vergogna, come una meretrice che espone la sua merce all’angolo di una strada, una meretrice però che sa’ attrarre schiere di biechi e lascivi dissoluti, desiderosi di quel fugace ed economico momento di piacere, inconsci però del morbo che s’anniderà nelle loro carni e nelle loro menti, vittime inconsapevoli di una politica sifilitica e di una società agonizzante.

Christian Longatti
Andrea Gunetti