VINCERE NON È IMPORTANTE: È LA SOLA COSA CHE CONTA 

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Oggi inauguriamo la rubrica sportiva dell’ingrato e nel farlo iniziamo facendo il punto sulla squadra più chiacchierata del momento, per l’appunto la Juventus.

Un gruppo che da svariati anni sta letteralmente scrivendo, a suon di record, la storia del calcio italiano, poiché per quanto riguarda il fronte europeo non si può di certo dire lo stesso.

Messo in cassaforte l’ottavo scudetto, passeggiando per i campi della Serie A, con ben 5 turni d’anticipo si è vista eliminare da una stratosferica Atalanta con un umiliante 3-0 dalla Coppa Italia e successivamente, dopo prestazioni imbarazzanti persino per una squadra parrocchiale, anche dalla Coppa Campioni (attuale Champions League) a favore di una giovane Ajax rivelazione del torneo.

Sicuramente una stagione al netto fallimentare sotto molti punti di vista, avendo il Presidente Andrea Agnelli, più volte ribadito come obbiettivo principale la conquista della coppa dalle grandi orecchie. Un trofeo che manca ormai da molti anni al club bianconero e che adesso assume tutti connotati di una vera e propria maledizione in campo europeo.

Una situazione particolare che rischia di demoralizzare i calciatori, primi artefici di questi risultati. Certamente esistono svariati alibi per questo settore, si pensi ad esempio, al ruolo che ha giocato in difesa la mancanza di sostituti all’altezza dei titolari. L’addio a dicembre di Benatia e l’infortunio di Chiellini hanno messo in ginocchio il consolidato sistema difensivo, venutosi a trovare con la sola coppia Rugani Bonucci del tutto inadeguata, unite alle prestazioni opache dei terzini De Sciglio e Alex Sandro (tralasciando Cancelo e Caceres sui quali abbiamo preferito non infierire ulteriormente).

A centrocampo, dove pur esistono fisicità e tecnica in abbondanza vedi giocatori come Matuidì, Kedira, Emre Can (nonostante si faccia sempre più insistente la voce che lo si vedrà terzino per la prossima stagione) Pianic e Betancur è mancata quella tranquillità necessaria per far sviluppare il gioco, la potremmo definire una “confusione ordinata” che si è impossessata delle menti dei centrocampisti spazzando via l’idea di porsi a filtro della difesa e contemporaneamente ha spento quella magia offensiva marchio di fabbrica dei vincenti. In attacco poco o nulla da dire, tralasciando il calo fisico di Douglas Costa, Quadrado e Manzukic e mentale di Dybala, compensati dalla crescita di Bernardeschi e Kean. Rimane il solo Ronaldo a brillare di luce propria, un calciatore stratosferico che ha trascinato l’allegro carrozzone fin dove ha potuto. L’unica sua pecca? L’aver fatto pensare a tutti quanti di poter dormire sugli allori grazie alla sola sua presenza sul campo, pensieri sicuramente più consoni ai tifosi rispetto a chi si professa professionista.

Ma ora veniamo al piatto forte, all’argomento maggiormente dibattuto in questi giorni: l’allenatore Massimiliano Allegri che ha portato in casa Juve ben 5 scudetti consecutivi, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe e che risulta essere il principale indagato per il susseguirsi delle delusioni europee.

L’uomo che ha sempre preferito un approccio diretto al gioco piuttosto che affidarsi ai consueti schemi calcistici, egli infatti sembra dare il meglio di se nel leggere le situazioni e gli avversari adattandosi di conseguenza. Molte volte ha infatti dichiarato di non amare molto la parte numerica e scientifica della tattica, immaginando il calcio più come un gioco di infinite variabili in cui fanno la differenza le intuizioni dei giocatori. Questo risulta essere infatti il punto cardine degli attacchi alla sua professionalità, per molti rimane un anarchico del calcio, un visionario incompreso soprattutto dai propri giocatori.

Il big match di stasera a Milano contro l’Inter, risulterà quindi essere molto importante non tanto per il risultato (anche se in ballo rimane la possibilità dell’ulteriore record storico di punti ottenuti in un campionato) ma piuttosto per comprendere e valutare quanto i giocatori approvino la scelta del Mister di rimanere ancora un’ulteriore stagione.

La Società sembra aver preso già la propria decisione, ricordiamo l’immediata conferma del Presidente Agnelli nel dopo partita con l’Ajax, come anche per quanto riguarda la nuova maglia di gioco in cui sono sparite le storiche strisce bianco nere. Scelta quest’ultima, unita al cambio di logo, considerata dai tifosi un’autentica pugnalata al cuore, in nome del profitto ad ogni costo! 

Scelte giuste, scelte sbagliate… Solo il campo potrà dirimere la matassa, poiché vincere, come ci ricorda Giampiero Boniperti in casa Juve, non è importante: è la sola cosa che conti. 

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“L’Ingrato” e “L’Ingrato sul territorio”

Andrea Gunetti
Andrea Dinatale