MANNY PACQUIAO, IL CAMPIONE INOSSIDABILE

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La Boxe è uno sport duro, per persone a cui la normalità sta decisamente stretta. Questo perché mentre una persona normale rifugerebbe da un qualsiasi colpo, il pugile gli va incontro cercando di studiare in uno stretto giro di secondi una strategia valida per cercare di assestare il colpo vincente. E la storia di questa disciplina gloriosa è piena di protagonisti che, per mezzo della Nobile Arte, sono riusciti a scrivere pagine importanti della storia dello sport mondiale.

E’ il caso del pugile filippino Manny Pacquiao, uno dei protagonisti indiscussi della boxe internazionale degli ultimi vent’anni. Il suo nome, assieme a quello di un altro grande campione del calibro di Floyd Mayweather Jr., ha regalato grandi emozioni agli appassionati e agli addetti ai lavori del pugilato come non accadeva da anni. Entrambi i pugili hanno avuto una carriera di tutto rispetto, vincendo diversi titoli mondiali e mandando in crisi alcuni dei pugili più forti del momento all’apice delle loro carriere.

Pacquiao e Mayweatrher Jr. hanno avuto occasione di incrociare i guantoni nel corso del cosiddetto Fight Of The Century, il match del secolo, che non richiamava un’attenzione mediatica tale dai tempi delle leggendarie sfide di Muhammad Alì. Tra borse milionarie, diritti tv e merchandise quell’incontro ebbe il ruolo di cercare di porre chiarezza tra chi fosse il più forte tra i due pugili più forti della loro generazione. Il vincitore fu Mayweather Jr., il quale poi incrociò i guantoni con il campione di MMA Connor McGregor, ma il sentore fu quello più di una calamita per milioni piuttosto che un match in grado di dare un giusto verdetto in quella che è stata una sfida d’altri tempi.

Ma il tempo alle volte è la migliore cura. Pacquiao, considerato in patria come una sorta di divinità, si è preso in seguito una lunga pausa dal pugilato per dedicarsi alla politica. E’ stato infatti eletto senatore nel 2016, dando quindi in quel periodo la priorità al suo nuovo ruolo istituzionale. Però nonostante tutto l’amore per il pugilato è più forte di qualsiasi cosa.

Ma il tempo passa e la carriera pugilistica di Pacquiao gli ha permesso di togliersi diverse soddisfazioni. Dopo la sconfitta nel match contro Mayweather Jr., il duro KO subito nel corso della quarta sfida contro il messicano Juan Manuel Marquez e la sconfitta dello scorso rimediata contro Jeff Horn, Pacquiao era ormai definito da molti un campione ormai finito. Persino il suo allenatore, il mitico Freddie Roach lo ha mollato. Diceva che non sarebbe stato più in grado di reggere il ritmo di un match importante come la sfida per insidiare il titolo mondiale dei pesi Welter WBA, detenuto dal pugile argentino Lucas Matthysse, imbattuto da ben nove anni. Ma Pacquiao prosegue per la sua strada, dedicando di andare avanti in questa impresa anche senza Roach, il quale lo ha seguito fin dal suo debutto nel mondo del professionismo.

Ma si sa, PacMan è abituato alle grandi imprese e per un pugile in grado di diventare il primo ed unico campione in otto categorie di peso differenti questa sfida non poteva che rappresentare un ulteriore stimolo. E così a Kuala Lumpur, il 14 luglio ha detronizzato Matthysse mettendolo KO alla settima ripresa, laureandosi così campione mondiale dei welter WBA e mettendo in cassaforte la sessantesima vittoria in carriera da professionista. Una storia bellissima quella di Pacquiao, che dopo un’infanzia vissuta in estrema povertà è giunto sul tetto del mondo del pugilato professionistico riuscendone a scrivere uno dei capitoli più belli della sua storia recente. E in tempi in cui mancano grandi campioni in grado di lasciare il segno, forse il suo esempio può essere illuminante per le future generazioni di campioni.

Hank Cignatta