QUANDO NEL ROCK NON C’E’ SPAZIO PER LA NOSTALGIA

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C’è una ragione se i miti del rock sono tali. Sono in grado di entrare tra le pieghe immortali del tempo e della leggenda, riuscendo ad imporre al mondo la propria visione della vita. E’ il caso dell’immenso Robert Plant, iconico frontman e voce leggendaria dei Led Zeppelin.

Da quando i pionieri dell’hard rock tornarono ad esibirsi insieme per l’ultima volta nel 2007 presso la O2 Arena di Londra nel corso del concerto tenutosi in memoria del fondatore dell’Atlantic Records Ahmet Ertegun i progetti di Plant e degli altri membri del gruppo hanno preso strade diametralmente opposte.

Da allora il buon Plant si è cimentato (con alterne fortune) in una carriera solista che gli ha permesso di rimettersi in gioco, nonostante il passato dal quale tenta di smarcarsi torni imperante come croce e delizia di una delle figure più iconiche del rock. Proprio il recente tour in supporto del suo ultimo album Carry Fire è giunto in quella O2 Arena che tanto significato ha per i fan dei Led Zeppelin.

Proprio quest’ultimi si aspettavano una sorpresa, un colpo di scena come avvenuto in quel concerto del 1990 capace di regalare un turbinio di emozioni contrastanti tra loro tra chi ha avuto la fortuna di essere presente, ma Plant continua deciso ad andare per la sua strada. E mentre fan e addetti ai lavori si interrogano sul perchè la voce dei Led si rifuti di dare il proprio beneplacito a quella reunion tanto chiacchierata, per tutta la durata del suo concerto londinese c’è stata la speranza che la matura rockstar potesse tirare fuori dal “cilindro” un segnale più favorevole per rivedere i pionieri del rock tornare a sconvolgere l’equilibrio ormonale delle fan di oggi e di ieri.

La verità è che, almeno per il cantante di West Bromwich, i Led Zeppelin sono stati e sempre saranno un capitolo fondamentale della sua vita e della storia della musica. Plant dimostra di voler proseguire nella sua carriera solista che gli dona nuovi stimoli, che gli permette di continuare a mettersi in gioco senza doversi accanire in modo terapeutico ad un idea che si realizzerebbe solo per il dio denaro e per una concreta mancanza di artisti capaci di raccogliere la (non facile) eredità che tutta la faccenda rappresenta. In tempi in cui l’originalità creativa fatica a rimanere imperitura tra le trame della storia, ditemi voi se si può essere più coerentemente rock di così.

 

Hank Cignatta