ORADOUR SUR GLANE,  muta testimone della barbarie umana.

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Esisteva un luogo in cui uomini e donne lavoravano, amavano, vivevano.
Bambini giocavano e crescevano, correndo per le strade ed i campi.
Una città francese che smise d’essere il 10 Giugno del 1944.
Una  palese testimonianza del vantaggio della fluidità culturale a dispetto dell’autarchia nazionalistica.
Invasi ed invasori, aggressori e difensori, ruoli che a quel punto del conflitto si accavallavano, troppe le atrocità commesse da entrambe le fazioni.
Morte per morte, ed occhio per occhio, come il muto ed assente immoto dio che tutti veneravano, desiderava.
Fiumi di sangue versati in nome di terre, potere e spazio vitale.
Sordidi disegni di biechi individui che in nome di ancestrali ideologie e materiali desideri trascinarono il mondo in un baratro di violenza.
Brillano gocce di sangue su questa carta geografica devastata, una di queste copre un nome, un luogo, Oradour sur Glane.
E’ una cosa grossa uccidere un uomo, gli si toglie in un attimo tutto quello che avrebbe potuto essere.
Ucciderne centinaia è tuttavia solo statistica, la statistica di chi si ritiene sempre nel giusto, di chi fa’ dell’odio e della paura vessilli da seguire e per cui vale la pena usare le armi e la violenza.
Fu così che le truppe tedesche a seguito delle continue rappresaglie dei partigiani, il 10 Giugno del 1944, in seguito allo sbarco in Normandia fecero avanzare una colonna blindata, accerchiarono la città, radunarono i civili nella piazza centrale, divisero gli uomini dalle donne ed i bambini .
I primi furono rinchiusi in alcuni granai e massacrati a colpi di mitragliatrice, le donne ed i bambini invece, rinchiusi nella chiesa furono uccisi con delle granate.
i pochissimi sopravvissuti, devastati per l’orrore che in quel giorno si abbatte su di loro non riuscirono mai a riprendersi completamente.
Che diritto hanno degli esseri umani ad imporre le loro idee sugli altri uomini si chiesero forse quelle persone prima di morire, una domanda lecita alla quale dopo la guerra si cercò di rispondere con iniziative fondamentali come il processo di Norimberga e con la creazione di quello che poi sarebbe diventata l’Europa unita.
Una realtà di persone e non più di nazioni in grado di sradicare finalmente l’incubo della guerra in Europa.
Lezioni che però in troppi hanno dimenticato.
Governi ridicoli inneggiano all’autarchia ed all’isolazionismo dimenticandosi che le lezioni del passato non vanno mai prese alla leggera.
Una società non più basata su confini e nazioni ma sulla completa fluidità di uomini ed idee è l’unica soluzione ad un mondo sempre più involgarito ed irrigidito da forze idiote e populiste che per un po’ di potere e danaro non si fanno scrupoli a sacrificare chiunque.

Christian Longatti
Andrea Gunetti