GLI JETHRO TULL E LA MISTICA DEL FLAUTO TRAVERSO

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La settimana è iniziata. Vi svegliate per recarvi in ufficio, magari in una fredda giornata piovosa dove avete dimenticato l’ombrello mentre aspettate l’autobus alla fermata, che giunge tardi e pieno fino all’inverosimile.  Prima di affrettarvi a scorrere il breviario per dimostare la vostra attitudine per partecipare alle olimpiadi delle imprecazioni, non disperate. La soluzione per migliorare la vostra giornata c’è e si chiama Jethro Tull, una vera e propria scarica di dopamina sonora.

Il gruppo prende il nome da colui che è stato l’inventore della prima seminatrice meccanica e proprio come il padre dell’agricoltura moderna, anche Ian Anderson e soci sono stati dispensatori di buona musica e, perchè no, di cultura.

Certo, oggigiorno qualcosa di buono in giro c’è sicuramente. Ma manca quello spirito ribelle e creativo che ha permesso a tanti gruppi (Jethro Tull compresi) di creare qualcosa capace di resistere alla prova del tempo. La fortuna della band di Blackpool è da ricercarsi anche nella figura del suo carismatico cantante e leader Ian Anderson. Negli anni egli ha saputo incarnare la figura del “pifferaio magico” grazie al suono iconico della sua voce e del suo flauto traverso, vere e proprie impronte stilistiche di una visione unica e particolare di fare ed intendere il rock.

Proprio quel suono ha il potere di ipnotizzare l’ascoltatore, di prenderlo per mano e di accompagnarlo in un’allegra e distensiva dimensione onirica contro il logorio della vita moderna.

Il gruppo britannico è anche difficile da inserire nei vari cassetti dei sottogeneri: nel corso della loro cinquantennale carriera sono infatti passati con cristallina bravura dal folk rock all’hard rock, giungendo al progressive per poi toccare anche la musica classica con la loro versione di Bourée (basata sulla Suite per liuto n.1 BWV 996 di Johann Sebastian Bach a cui Anderson ha aggiunto una sua improvvisazione nella parte centrale del brano).

Non c’è di certo da sorprendersi se, a distanza di quasi mezzo secolo, la musica della band inglese continua ad emozionare. Se non credete alle parole del povero bastardo che vi scrive, mettete su Thick As A Brick, Aqualung o Locomotive Breath, solo per citare le più famose ed emozionanti.  Per tale motivo Ian Anderson e soci tornano a calcare le scene per festaggiare i cinquant’anni di onorata carriera con una serie di concerti che toccheranno anche l’Italia a marzo con tre date a Torino, Brescia e Bologna.

Perchè nella vita ci sono poche certezze e una di queste è l’infinita armonia dei Jethro Tull.

Hank Cignatta