PERCHE’ IL COSTO DEL POPULISMO E’ TROPPO ALTO

Elezioni, opinioni, Personaggi

In questa fase storica le dinamiche globali non sono più assimilabili a quelle passate, dalla fondazione dell’unione europea nel 1993 abbiamo assistito ad una progressiva riduzione dei poteri nazionali.
Il modello strategico dell’Europa, così eterogenea e diversificato è da sempre quello di ambire a divenire una nuova area economica al pari di USA, Russia, Asia.
In questo pianeta è l’economia la scala metrica usata per valutare il benessere dei popoli, gli scambi commerciali, regolati con complessi accordi commerciali garantiscono la tenuta di alleanze e la formazione di nuovi mercati.
La complessa e macchinosa procedura di realizzazione di un’area economica di tale importanza ci deve far comprendere quanto siano delicati i rapporti internazionali e di come sia sempre possibile che dalla diplomazia si passi con rapidità all’uso delle armi.
Lo abbiamo visto succedere innumerevoli volte, gli interessi economici la fanno da padrone, inducendo i “macro stati” all’aggressione ed all’appropriazione di risorse e tecnologie.
Questo modus operandi, umanamente non condivisibile ci garantisce tuttavia il benessere che tanto agognamo e che non siamo più in grado di abbandonare.
La politica ha sempre avuto la funzione di tutelare gli interessi di individui residenti all’interno di specifiche aree geografiche, oggi l’area di cui facciamo parte non è più l’Italia, è l’Europa.
Il potere della zona euro da sempre è stata una fastidiosa spina nel fianco per i macro stati che dominano il mondo e da sempre forze esterne cercano di ridurre il potere di questa nostra culla culturale al fine di aumentare il loro potere ed arricchire le loro economie.
L’ipotesi divulgata dall’Espresso in cui si citano i rapporti economici che intercorrono tra il movimento salviniano e la Russia di Putin (Link) ci fa capire che le logiche divisive e potenzialmente disgreganti dei movimenti populisti nostrani sono di fatto la rappresentazione di poteri stranieri il cui scopo principale è l’indebolimento della zona euro.

In questi due mesi di non governo, con le sole parole rivolte ai media internazionali, gli esponenti politici che si sono arrogati la vittoria in Italia hanno consentito che l’interesse dei risparmiatori mondiali verso i nostri titoli crollasse, obbligandoci ad aumentare il tasso di interesse per consentirci di poterli alienare e non andare così in default.
I nostri titoli sono legati ai flussi di cassa a livello europeo e danneggiano la nostra area economica in modo significativo consentendo a forze speculative a noi avverse di affondare le loro lame nel nostro ventre molle.Le legittime preoccupazioni del Presidente della Repubblica, che ha espresso il suo NO agli ideali antisociali del Prof. Savona, sono assolutamente condivisibili, ed in ultima analisi riteniamo che le misure prese per ridurre l’impatto negativo di questo malnato governo siano persino esigue.
Forse sarebbe ora di evidenziare con chiarezza gli interessi di questi movimenti che se da un lato ci imboniscono con rassicurazioni e populismi, dall’altro invece ci schiacciano in una fossa di povertà da cui ci sarà sempre più difficile riuscire ad uscire.

Christian Longatti
Andrea Gunetti