HUNTER THOMPSON, IL MEMBRO TOSTO DEL GIORNALISMO

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Hunter S. Thompson, una delle figure più importanti della controcultura americana, è una fottutissima rockstar del giornalismo mondiale nonchè preminente figura pop dell’immaginario collettivo. Nella nostra italica realtà fatta di semplici valori, capaci di  rinnovarsi ogni maledetta domenica in quei moderni luoghi di culto chiamati stadi è troppo pretendere che un personaggio dalla visionaria intelligenza come Thompson possa essere conosciuto e ancor più apprezzato.

Dalle pagine di Rolling Stone, magazine statunitense di musica e cultura fondato da Jann S. Wenner, è stato capace di rendersi autore di articoli dal piglio decisamente caustico, in grado ben presto di diventare l’ossatura di libri sempre attuali e mai banali:  Hells Angels, Paura e disgusto a Las Vegas, La grande caccia allo squalo, Le cronache del rum e Screwjack.

Il suo stile di scrittura unico, misto ad una personale e vivace resa dei fatti narrati, lo ha ben presto portato ad essere quella ventata di aria fresca che non si era mai vista (ma soprattutto letta) prima. Era come se gli occhiali dalle lenti gialle che era solito indossare gli permettesse di filtrare la realtà in una dimensione più pura e veritiera che si discotava dal consueto modo di fare informazione. Il mondo del giornalismo aveva appena avuto un’erezione stilistica che venne chiamata  Giornalismo Gonzo.

Anche il suo stile di vita sopra le righe e dannatamente Gonzo come la sua scrittura ha contriubuito ad alimentare la sua leggenda. La sua lisergica follia divenne il suo marchio di fabbrica che con il tempo si acuì a tal punto da estraniarlo totalmente dalla realtà che lo circondava. Divenne ben presto amico di molte celebrità e volti noti, come Johnny Depp con il quale strinse una sincera e profonda amicizia. L’attore statunitense divenne quindi il suo alter ego cinematografico, interpretandolo in Paura e delirio a Las Vegas e The Rum Diary.

Con il tempo aveva perso quella sfrontatezza capace di affondare come un coltello nel burro nelle debolezze e nelle vanità del cosiddetto sogno americano, capace di schiantarsi contro il muro della realtà come un aeroplanino di carta. Terminò la sua vita terrena suicidandosi con un colpo di arma da fuoco nella sua casa sulle montagne di Aspen, in Colorado.

Nel suo testamento scrisse che desiderava espressamente che le sue ceneri venissero sparate in cielo in Colorado da un cannone, cosa che avvenne durante la grande festa per il suo funerale organizzata dal suo amico Johnny Depp, il quale dichiarò di voler esaudire l’ultimo desiderio del suo migliore amico.

Rimane quindi la sua non semplice eredità, completamente sconosciuta ai più ma che resta l’unica via per far si che il giornalismo continui a mantenere quell’erezione capace di farlo andare a membro tosto verso la verità.

Hank Cignatta