RORY GALLAGHER, IL GENIO DIMENTICATO DEL ROCK

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Pura magia. Non c’è altro modo per descrivere la musica di Rory Gallagher. Molte persone cercheranno di raschiare il fondo dei ricordi per tentare di focalizzare chi sia costui. Non è uscito da nessuno dei talent show che negli ultimi tempi monopolizzano i gusti e l’industria discografica. E non ha nessun legame di parentela con i fratelli Liam e Noel degli Oasis. Perché è questo il tipo di reazione a cui si va incontro quando a qualche “rocker” improvvisato (o anche a qualsiasi facente parte della stampa specialistica) si domanda “Conosci Rory Gallagher?”. Le risposte sono tra le più disparate: c’è chi fa finta di pensare a dove possa aver già sentito quel cognome, chi tenta di dargli un volto cercando di scartabellare i vincitori di X Factor delle ultime otto edizioni, chi pensa di averlo sentito come super ospite a Sanremo e chi invece ti guarda come se gli avessi insultato la famiglia in Klingoniano. Questo perché non c’è la cultura di andare a riscoprire quei protagonisti non così mainstream che sono riusciti a rendere gloriosa la storia del rock. La storia di Rory Gallagher, cantante e chitarrista irlandese, è proprio uno di quei casi. Come ogni talento che si rispetti, Gallagher iniziò a mostrare interesse nei confronti della chitarra alla tenera età di nove anni. Nel corso degli anni perfezionò il suo stile, influenzato da grandi bluesmen del calibro di Muddy Waters, Leadbelly e altri. Il suo amore nei confronti di questo genere musicale gli permetterà di donare alla sua chitarra un timbro stilistico iconico, in grado di esprimersi al meglio durante i potenti assoli presenti nei suoi brani. Dopo essere stato in grado di padroneggiare al meglio lo strumento che gli darà fama e fortuna, Rory è in cerca di nuovi stimoli. Così, nella seconda metà degli anni sessanta, decide di trasferirsi a Londra. Qui, insieme al bassista Eric Kitteringham e al batterista Norman Damery fonda i Taste. Il gruppo, dopo un successivo cambio di formazione, inizia ad imporsi all’attenzione del grande pubblico grazie alla sapiente fusione di un rock dal suono granitico e del tocco blues della chitarra di Gallagher. I Taste iniziano ad essere accostati ai gruppi più in voga in quel periodo, ovvero la Jimi Hendrix Experience e i Cream. La storia dei Taste si conclude però nel 1971 per volere dello stesso Gallagher, il quale era deciso ad intraprendere la carriera solista. Inizia quindi per il chitarrista irlandese un periodo di sperimentazione sonora, dove riesce a rendere ancora più iconico il suo sound. Nel 1971 pubblica il suo primo (ed omonimo) album da solista, dimostrando di essere un grande artista anche senza militare in una band. Segue poi nello stesso anno la pubblicazione di Deuce, che contiene alcuni dei più grandi successi di Gallagher quali I’m not awake yet,  Used to be, Don’t know where i’m going Crest of a wave. Seguirono la pubblicazione di altri album dove Gallagher riuscì a consolidare la sua fama di grande artista solista, ma è nel 1974 che arriva la consacrazione definitiva. In quell’anno infatti il chitarrista dà alle stampe un album live intitolato Irish Tour, considerato il suo capolavoro in grado di farlo diventare un idolo delle folle grazie ai virtuosismi durante le sue esibizioni dal vivo. La carriera solista del musicista irlandese procede alla grande fino ai primi anni Novanta, quando la sua dipendenza dall’alcol lo porta nel 1994 a subire un trapianto di fegato che non ebbe però buon esisto. Rory Gallagher muore nel 1995, a soli quarantacinque anni, consegnando la sua figura alla leggenda. La leggenda di un genio del rock a cui perfino Jimi Hendrix ha reso omaggio. Intervistato subito dopo la sua famosa esibizione al festival di Woodstock, quando gli venne chiesto che cosa si provasse ad essere il migliore chitarrista del mondo, Jimi rispose: “Cosa ne posso sapere io? Fareste meglio a chiederlo a Rory Gallagher”.

Hank Cignatta

 

 

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