IL BUON LUCIFERO SCRIVE SULLA CARNE UMANA

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Noi Ingrati siamo dei vati del caos. Ci attrae tutto quello che è diverso, ciò che non è convenzionale, quello che si contraddistingue per originalità e che aborra il virulento concetto di conformismo. Non potevamo quindi non essere attratti dal mondo del tatuaggio, che lo scorso fine settimana si è dato appuntamento sotto la Mole per dare luogo alla sua massima forma di espressione.

In tempi in cui farsi marchiare la pelle rappresenta la massima forma di libertà per far veicolare al prossimo il proprio messaggio bisogna fare un doveroso distinguo tra marchiane cagate e vere e proprie opere d’arte che fanno dell’epidermide qualcosa di unico nel suo genere.

Tatuarsi significa dare adito a quella barbara e brutale bramosia di farsi pergamene eterna di arcani misteri e presagi. Un tema al quale noi Ingrati siamo decisamente sensibili.

Chi decide di farsi marchiare dal sacro fuoco dell’inchiostro luciferino è una persona che ha deciso di gettare all’aria quel dannato paraocchi che la società gli ha affibiato per riuscire a raggiungere le più elevate vette di libertà personale, fottendosene allegramente di finire nel sordido ciclone oscurantista del pregiudizio.

La nostra città può essere criticata per tanti aspetti ma bisogna darle senza dubbio il merito di aver compreso l’importanza di far diventare una manisfestazione come il Torino Tattoo Convention un appuntamento fra i più attesi ed importanti a livello europeo per  appassionati e addetti ai lavori del mondo del tatuaggio.

D’altronde i numeri della convention sono decisamente importanti: 340 maestri dell’inchiostro tra i più blasonati del settore sono accorsi da ogni angolo del globo per permettere  al pubblico della kermesse di dare sfogo all’ultima forma di libertà di espressione rimasta in un mondo che tende a castrare l’individualismo e far passare l’originalità come colpa anzichè come valore aggiunto.

L’universo dei tatuaggi è sconfinato e multisfaccettato: giapponese, polinesiano, destrutturato, minimale o tribale passando per i Sak Kyan, i tatuaggi magici thailandesi che hanno un significato preciso ma che il più delle volte viene stravolto dal suo contesto culturale per meri interessi economici.

Diffidate quindi da chi non decide di sacrificare le proprie carni vive alla più che giusta causa dell’arte epidermica: sono quelli che vi criticano ma che, in fondo, scambierebbero la madre pur di essere come voi.

 Hank Cignatta