NON E’ UN PAESE PER GIOVANI

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L’Italia è quel Paese fantastico in cui c’è sempre la speranza che le cose possano cambiare. Cambiano i governi, cambiano gli schieramenti politici e cambiano le generazioni. Ma le cose rimangono, puntualmente, sempre le stesse. Il tempo passa ma i problemi sono sempre così fottutamente attuali. Lungi questo da essere un discorso populista, ma la reale e triste analisi di una situazione vissuta da un prossimo trentenne in cerca di un futuro dignitoso nella sua terra natia.

Quello stesso futuro che tanti ragazzi della mia generazione stanno disperatamente tentando di crearsi, con non pochi crucci e sacrifici. C’è chi tenta di fuggire all’estero, nella vana speranza di intravedere uno spiraglio lontano da questa nazione che, da troppo tempo, è diventato il palco(o)scenico di promesse elettorali fatte con il fumo di una sigaretta che da tempo si è consumata.

E’ facile additare i giovani di essere una generazione allo sbando. Certo è difficile trovare tra la massa di virgulti qualcuno che abbia la benché minima ambizione di alzarsi al mattino e prendere in mano le redini della propria esistenza. Difficile si, ma non di certo impossibile. Vi sono sempre le eccezioni che confermano la regola. E tra chi si annoia nel tentativo di trovare una maniera vagamente accettabile di passare le giornate, c’è chi venderebbe l’anima per riuscire ad avere l’occasione di poter vivere in maniera dignitosa.

Ma per quei giovani non vi preoccupate, nuovi scenari bellici si stanno delineando, nella generale e collettiva ignoranza nella quale sprofonda l’umanità da ampio margine ai generali per rimpolpare le fila dei prossimi eserciti. D’altronde la carne da cannone ha sempre fatto comodo.

Una generazione cresciuta in una certa maniera e costretta a vivere in un modo assai diverso dagli insegnamenti ricevuti, che fa della precarietà il proprio centro di gravità permanente. Come considerate un Paese in cui la classe politica tutto fa tranne che offrire un futuro ai propri figli? Esatto. Se voi lo avete appena pensato, immaginate che cosa possiamo dire noi che lo viviamo quotidianamente sulla nostra pelle.

Siamo quei ragazzi per i quali qualcun altro ha deciso al loro posto, il cui futuro pare essere destinato ad essere vissuto tra un impiego temporaneo e l’eterno incubo di vedere svanito il proprio progetto di indipendenza personale. Ci hanno ormai abituato a conoscere nel peggiore dei modi il significato di parole come disoccupazione giovanile, precarietà, salario minimo e costo della vita che va alle stelle.

E mentre il mondo in cui siamo cresciuti viene svenduto al miglior offerente, mentre sulla nostra realtà fatta di antiche certezze scorrono i titoli di coda non venirci a dire che siamo schizzinosi o troppo choosy per fare questa o quell’altra cosa o bamboccioni se a trent’anni non siamo ancora nelle condizioni di poterci permettere di andare a vivere da soli. La verità è che stai cercando di dare una giustificazione ai tuoi sensi di colpa per coprire quello che, anche se non manifestato apertamente, è un vero e proprio genocidio. E hai le mani sempre più sporche di quel sangue giovane che dovrebbe essere la linfa vitale di questo Paese fatto di contraddizioni e paradossi. Capito, cara politica?

 

    Hank Cignatta

 

 

 

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