A PROVA DI ERRORE

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Gli inquietanti venti di guerra che ci fanno rabbrividire in questi giorni in cui opposti schieramenti di navi e di uomini si fronteggiano nello stretto di Kerch ci ricordano con fin troppa prepotenza che la nostra specie a quanto pare ha la triste attitudine a camminare sull’orlo di un abisso insondabile.

Atmosfera da guerra fredda, spie, soldati dai nervi tesi e delicate manovre politiche sono i colori oscuri con cui si sta dipingendo un quadro di morte.
Come tessere di un domino globale, postazioni antimissile vengono in questo momento posizionate dai russi al fine di difendersi da una eventuale escalation.
La NATO ed in particolare modo gli USA non intendono permettere che la Russia acquisisca il dominio strategico di questi territori, troppi interessi in gioco, petrolio, risorse naturali, porti e non ultima quella pericolosa influenza che deriva da un vicino forte e decisamente motivato a crescere ed a rendere il suo mercato più competitivo e la sua economia maggiormente florida.
Come negli anni 60 anche oggi possiamo, se rimaniamo in silenzio per un attimo, sentire il doomsday clock che ticchetta, inquietante come il suono della mola sulla falce del tristo mietitore.
Molti tra i paesi aderenti al Patto Atlantico hanno già fatto notare con deferenza che non si possono permettere un intervento militare contro la Russia e di fatto in questo momento abbiamo due superpotenze che stanno guardando con famelico appetito la nostra Europa ferita e devastata dai populismi e dal pressappochismo dei politici.
Stiamo per assistere forse agli inizi di una nuova guerra mondiale?

Christian Longatti