QUANDO LA PROPAGANDA VALE PIU’ DELLA GIUSTIZIA

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La maledetta “Fevrè” da social network non abbandona il ministro salvini, un post pubblicato in concomitanza di una operazione della magistratura ha rischiato di danneggiare i risultati di mesi di lavoro e di indagini delle forze dell’ordine.
Questo è il paradosso della moderna “politica”, completamente cieca di fronte al buon senso ed alle più basilari regole della legalità e per la quale un buon tweet vale molto di più del reale vantaggio civile.
La propaganda ad ogni costo di questo ministro ci sta costando, oltre alla credibilità a livello internazionale, anche quel poco di ordine che ancora vigeva in questa penisola funestata ormai da troppo odio e rancore.
Odio che a ben guardare viene alimentato per la maggior parte proprio dai canali di salvini, il quale utilizzando in modo spregiudicato ed irresponsabile i social network non disdegna di mettere alla gogna cittadini con l’unica colpa di non essere d’accordo col “salvinipensiero”.
Campagne d’odio maledettamente efficaci che nichilizzano ogni spinta positiva e costruttiva a favore di slogan faciloni e pressappochismo.
Mettere persone sul rogo mediatico è un comportamento irresponsabile che ci rimanda ai tempi bui in cui un’idea mal espressa poteva essere motivo di definitiva ostracizzazione fisica e sociale.
Il Procuratore capo di Torino, Armando Spataro, attonito dal comportamento del ministro ha espresso il suo disappunto con un comunicato stampa in cui ha espresso con meticolosa precisione i motivi che rendono il post di salvini inappropriato e potenzialmente lesivo nei confronti dell’operazione giudiziaria che al momento del tweet di salvini era ancora in corso.
Inutile elencare le risposte del ministro, indirizzate comunque solo ai suoi sostenitori, individui che chiaramente hanno perso di vista il quadro d’insieme a favore dell’idolatria verso un individuo che definire pericoloso è poca cosa.

Christian Longatti