ITALIA, UN OBIETTIVO DA COSTRUIRE 

È stata questa una delle ultime affermazioni del professore di diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Torino Gustavo Zagrebelsky intervenuto al convegno “Sardine In Erba”, tenutosi lo scorso 25 gennaio al Teatro Erba di Torino. Una dichiarazione d’intenti auspicabile quanto estremamente difficile da realizzare, soprattutto nei tempi odierni. Ma negli occhi e nelle parole del professore tanta speranza, una voce culturale aperta e propositiva nella realizzazione di questo tentativo, atto principalmente a contrastare il ritorno di eventi storici spiacevoli, accaduti nelle nostre zone in tempi relativamente recenti e da cui, pare, non si è imparato nulla. 

Si riportano di seguito alcune parti del suo discorso integrale, da alcuni criticato e contestato, che si ritiene sia invece il più significativo e base da cui i singoli cittadini dovrebbero ripartire per cambiare il tessuto sociale: 

  • “Negli ultimi anni in Italia si è diffuso un linguaggio che viene usato, spero irresponsabilmente e per mancanza di cultura, ma che riprende linguaggi tragici della storia europea tra le due guerre”: che si prenda coscienza del fatto che un concetto espresso in maniera differente può mutare le sorti di un intero fenomeno, in bene o in male. Ad un lessico di guerra deve corrispondere prima di un lessico di pace, un lessico che costruisce delle basi per la pace stessa. Perché “prima gli italiani” quando non ci si ricorda “gli italiani di prima” chi fossero?
  • “Uno dei compiti delle sardine sarebbe quello di far scoprire in tutti la sardina nascosta. Mi auguro che anche coloro i quali hanno scritto quelle parole a Mondovì siano anche loro in fondo un po’ sardine, ma non lo sanno, e forse il compito nostro è quello di renderle consapevoli e quindi stabilire contatti e un dialogo possibile.  […]. Non diamo per spacciate le persone che non si sono ancora avvicinate a questo modo di concepire la vita di relazione, aperto, amichevole, dialogico e dialettico, il che significa non sempre andare d’accordo ma che i rapporti non siano basati né sull’esclusione e né sulla violenza. […] e dico questo anche in relazione al soggetto del citofono, forse anche in lui c’è una sardina”: alla fine di questa frase al convegno si è alzato un boato di dissenso da parte di alcuni, e ciò per certi versi ha davvero stupito. La responsabilità di (ri)creare un Paese basato sulla convivenza civile è basato sul dialogo con tutte le sue parti. Forse qualcuno, forse troppi, hanno dimenticato che dialogare implica relazione; il suo contrario è il monologo e, in Italia, non solo questi ultimi la fanno da padrona, ma essi stessi producono greggi non pensanti. 
  • “Il nostro lavoro dovrebbe essere indirizzato verso una bonifica sociale partendo dal basso. Non può esistere democrazia in una società malata, dove non esiste la curiosità reciproca, dove non esiste un linguaggio civile. La democrazia necessita di un substrato di relazioni democratiche in cui viene riconosciuta la dignità di ciascuno.”: la dignità dell’individuo è sancita dalla Costituzione Italiana, che il professore definisce come “il testo della religione civile”. La dignità non può essere un optional, né la libertà un’eccezione, né l’analfabetismo funzionale una giustifica.
  • “Il salvinismo è una manifestazione democratica e si basa sul consenso. Questo è un aspetto della democrazia. Si può usare la democrazia contro la democrazia. La politica, cioè il sovra-strato della nostra esistenza, può apparire democratica, ma quando si ritorce nel substrato, può manifestare delle forme antidemocratiche. Del resto, le democrazie che si suicidano in sistemi democratici è un’esperienza che abbiamo conosciuto neanche tanto tempo fa”: la democrazia partorisce ciò che sono vizi e virtù dei suoi partecipanti e il suo raccolto la conseguenza del loro pensiero, e per (ri)costruire un pensiero, ci vuole coraggio. 
  • “Se le sardine hanno nel loro programma politico la Costituzione , non si venga a dire che le sardine non abbiano un programma politico (non nel senso dei partiti, ma nel senso della polis). Se sapessimo leggere la Costituzione, non vedremmo singole norme, ma vedremmo delineata una società nella quale ognuno di noi amerebbe vivere. La violazione dei diritti costituzionali è un fenomeno a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni”: la chiarificazione cruciale del convegno e dell’intervento del professore. Nessuna intenzione di fondare un partito, ma un programma civile e culturale preciso, unico anello che unisce persone con diverse idee e le sprona ad un dialogo differente, nuovo, quello che dovrebbe essere normalità. 

Infine, vale la pena ricordare un’ulteriore affermazione di Zagrebelsky il quale, nel mezzo del suo intervento, chiarifica un altro punto cruciale della questione del nostro tempo: “Il problema essenziale è che la crisi del nostro tempo NON è Salvini. Salvini è un prodotto. La matrice del disagio è che ci sono tanti nostri concittadini che sono partecipi di una visione del mondo che si riconosce in Salvini.” Continuare a ostracizzare un leader politico senza tenere conto di chi lo sostiene alla base, di cui ciascuno di noi fa parte, significa tirare frecce all’aria e non andare ad amputare il problema alla radice. La radice di tutto ciò si chiama mancanza di cultura. 

Roberta Bagnulo 

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