SALVINI, UN ROSARIO CON POCHI GRANI

Un politico incompiuto inchiodato al “phishing elettorale” senza soluzione di continuità.
Un overloaded mediatico sta fagocitando la strategia comunicativa della cosiddetta “bestia”  che gestisce l’immagine dell’icona “Matteo Salvini”.

La sensazione che abbiano il freno a mano fuori uso è forte, soprattutto in questo drammatico momento storico.
La ricerca del consenso elettorale in quarantena, rivela una mancanza di consapevolezza e capacità di analisi della realtà, producendo l’effetto contrario che si sta cercando di ottenere. 

Ieri sera a Salvini è stato consigliato di travestirsi da padre francescano con un rosario in mano in cui era scritto MEDUGORJE.
Erano passate solo poche ore dall’emozionante benedizione del Papa sotto la pioggia (l’ennesima casualità?).

La preghiera richiede, raccoglimento, compostezza, silenzio.

Ma la “bestia” non si ferma mai ed ecco il meme virale della giornata: Eccolo li, col rosario in mano ed un maglioncino di una tonalità molto simile a quella di un saio francescano.

Ma perché tutto ciò?
Una riflessione pare doverosa e può essere illuminante per spiegare questo fenomeno che non si ferma neanche di fronte agli spettatori disperati e preoccupati da tutt’altro che questioni inerenti a sterili competizioni politiche. 

Abbiamo di fronte a noi la rappresentazione di una carriera politica rimasta sui blocchi di partenza e costantemente riproposta in un loop infinito.
Come se Salvini non riuscisse ad uscire da una replicazione, una coazione a ripetere, della sua carriera scolastica palesemente incompiuta.
Come se il non essere riuscito a finire gli studi universitari (non è l’unico politico incompiuto, anche dal punto di vista degli studi, D’Alema docet) fosse una traccia indelebile, un percorso interiore, dal quale non riesce a uscire. (forse anche per questo odia tanto i “professoroni”?)
La ricerca del consenso altro non è che il primo passo da fare in prospettiva di una carriera politica professionale, con una finalità superiore di raggiungimento della dimensione dello “statista”.
Traducendo la visione più “tattica” per arrivare al “potere”, nella proposizione di una “strategia” di ampio respiro. 

statista

/sta·tì·sta/

sostantivo maschile e femminile

Uomo di stato, il cui apporto alla vita politica di un paese ha rivestito o riveste un’importanza di grande rilievo o addirittura storica.

Siamo di fronte ad una presenza più che ventennale in parlamento, in teoria dovrebbe essere un politico ormai stagionato.
Per continuare su una dimensione metaforica, che può aiutare a comprendere meglio il fenomeno, egli è come un delinquente che dopo più di vent’anni di onorata carriera fosse sempre sugli autobus a scippare le vecchiette, a sfilare portafogli.
Dev’essere faticoso e frustrante continuare imperterrito nella ricerca del consenso, faticosissimo sentirsi perennemente in campagna elettorale.
Con l’agonia che se non si stia sempre “sul pezzo”, ora dopo ora, giorno dopo giorno, quotidianamente, il terreno sotto i piedi possa sparire da un momento all’altro per cadere nell’oblio della clausola di sbarramento.
Ma Salvini era riuscito ad uscire dal quartierino, ed arrivare nella stanza dei bottoni.
Quella più importante: Il Ministero degli Interni.

E qui ha dimostrato una male-dizione che pochi potevano immaginare.
Una sorta di inevitabile Karma politico.
Come dire: “si può togliere un politico dalla minoranza, ma non puoi togliere la minoranza da un politico“. 

E proprio nella stanza del potere, quando avrebbe avuto la possibilità di assurgere ad una realtà che permette di liberarsi dalla faticosa “tattica da campagna elettorale perenne” e procedere “strategicamente”, ha continuato a comportarsi nello stesso identico modo.
Ha continuato a sfregare il bastoncino in attesa della fiamma. 

Ma una volta di fronte alla responsabilità di gestire il fuoco rappresentato dalla gestione della cosa pubblica, di fronte alla responsabilità di uscire dalla ricerca del consenso e entrare a pieno titolo a governare la nazione, altro non è riuscito a fare che scappare a casa con la coda tra le gambe, non riuscendo a percorrere labirinti diversi da quelli gia in lui definiti e sclerotizzati. 

Si è così compiuto il destino di un incompiuto che sta replicando un momento ormai passato senza soluzione di continuità a prescindere dal fatto che ogni cosa attorno a lui è ormai mutata.
E questa terribile realtà che tutti noi stiamo vivendo sta dimostrando l’inevitabilità di un percorso di crescita e cambiamento incompiuto. 

Giovanni Tommasini 

Gli dei di una volta, perso l’incanto e assunte le sembianze di potenze impersonali, escono dai loro sepolcri, aspirano a dominare sulla nostra vita e riprendono la loro lotta eterna.

Max Weber

Il phishing è un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso, fingendosi un ente affidabile in una comunicazione digitale.[1][2]
Si tratta di un’attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale: il malintenzionato effettua un invio massivo di messaggi che imitano, nell’aspetto e nel contenuto, messaggi legittimi di fornitori di servizi

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