MACCHIE DI INCHIOSTRO DIGITALE

E passa così un altro giorno in questo mondo di lupi. Di idealisti senz’anima che neanche ti guardano in faccia per strada. Le tenebre sono ormai calate anche qui nella città della Mole. Il sole sparisce per dare il buongiorno all’altra parte di questo mondo ormai ovattato dalla sterilità dell’essere. L’unica cosa vera che vedo è il verde scintillante della bottiglie con la quale sto facendo lentamente l’amore all’interno di un seducente viaggio di alterazione alcolica più vero di qualsiasi relazione sentimentale.

ROCK TO DEATH: LA MORTE SUONA SUL PALCO PARTE I

Una sera qualunque di un rovente giorno di luglio. Mark Roncoe, investigatore privato di San Elmorazo, è sverso in malo modo sul divano del suo sudicio appartamento in De Bereghe Avenue. Un quartiere popolare incastonato in una cornice dove a farla da padrone è la criminalità giovanile, lo spaccio di droga e la prostituzione. I suoni che riecheggiano in maniera più ricorrente tra le strade di Bereghe Avenue non sono i clacson delle macchine, ma i colpi di pistola esplosi dalle gang che cercano di contendersi il traffico di droga della città. E la legge dov’è in tutto questo marasma, direte voi? Ne sta bene alla larga.

A VOLTE RITORNO

Caldo. Sudore. Cose da fare. Una vita che, tra alti e bassi, va avanti. Un nuovo sorso di rum, mentre i cubetti di ghiaccio nuotano nel mio bicchiere facendo rumore. Provo a pensare ma anche la mia mente è arida come un terreno alla disperata ricerca di una pioggia rigenerante. Un rapido sguardo a quella bottiglia, custode di spicciola psicoanalisi alcolica, ormai vuota. Cerco di guardare verso l’orizzonte dei miei pensieri. Solo nuvole grigie che non ne vuole sapere di fendere l’aria per poter tornare a respirare. La notte ruggisce fuori dalla mia finestra, guardandomi dall’alto in basso. Mi deride mettendomi in difficoltà con questa calura che non da scampo.

APPUNTI DI UNO SPACCIATORE DI TEMPO

Il tempo. Maledetto tempo. Potessi averne di più. Perché questo tempo non basta mai? Più ne hai e più ne vorresti. Il tempo è prezioso. Una sorta di oro astratto che l’umanità cerca in modo spasmodico, disperatamente. «Tu sei giovane e la vita è lunga e c’è ancora tempo da sprecare oggi», cantano i Pink Floyd dalle casse del mio stereo. In fondo è vero. Quando siamo giovani non ci accorgiamo dell’importanza del tempo. Di quanto i ricordi migliori si vivono proprio durante la gioventù. Ma quando si è intenti nell’ardua missione di scoprire la vita il tempo sembra non passare mai. O meglio, scorre più lentamente.

EMINEM IL TRASFORMISTA: DA SLIM SHADY A RAP GOD. LE MILLE ANIME DI UN TALENTO FENOMENALE

Entro nella mia sala autoptica. Mi metto dei guanti di lattice nero e, in religioso silenzio, mi metto a sfogliare la mia massiccia collezione di CD. In una società così pretenziosamente tecnologica come la nostra, in cui tutto sta diventando così effimero da essere magicamente comodo ma dannatamente effimero come la digitalizzazione di ogni qualsivoglia testimonianza del passaggio e dell’ingegno dell’Uomo, un vasto catalogo musicale su supporti ottici fisici come i CD è un chiaro segno del mio avanzamento anagrafico.

I TITANI DEL ROCK SONO I VERI SALVATORI DEL GENERE? ANALISI DI UNA CRISI GENERAZIONALE A COLPI DI ASSOLO

E’ ancora necessario farsi delle domande in un mondo in cui i gusti musicali sono dettati dai talent show? Molto probabilmente no. Ma credo che sia lecito nella mente di chi ancora conserva un debole desiderio di costruirsi una cultura musicale, senza ingoiare anonimamente tutto quello che viene proposto dai mass media e da chi decide che questo o quell’altro artista deve necessariamente avere successo. La questione diventa ancora più imbarazzante in un panorama un po’ in crisi come quello della musica rock, dove i grandi dinosauri inossidabili del genere continuano a saltellare sui palchi di mezzo mondo nonostante la loro veneranda età e i segni di una vita di eccessi che, inevitabilmente, iniziano a presentare il conto.

GEORGE MICHAEL, MORTE DI UN’ICONA INCOMPRESA

Continua la macabra conta di morti illustri che questo funesto 2016 pare incessantemente collezionare. George Michael, al secolo Georgios Kyriacos Panayiotou, è mancato, stroncato da un infarto, la notte di natale di un anno insolitamente inconsistente e crudele. Il destino beffardo ha voluto che la sua vita terrena avesse fine proprio durante il periodo in cui una delle hit natalizie di maggior successo composte con il gruppo pop da lui fondato, gli Wham!, risuonasse come un mantra come da tradizione nei supermercati addobbati a festa tra gruppi di persone impegnate a spendere i soldi ricevuti in regalo dai parenti.

COME I SOPRANO HANNO CAMBIATO IL CONCETTO DI SERIE TV: DA TONY SOPRANO ALLA SUA FAMIGLIA, VIAGGIO ALL’INTERNO DI UNO DEI TELEFILM PIU’ INNOVATIVI ED INFLUENTI DI SEMPRE

Nel 1999 il panorama telefilmico presentava prodotti di indubbio successo. Uno su tutti Friends, il cui indice di gradimento sfociò nella produzione di ben dieci stagioni. Ma mancava ancora qualcosa in quella tv che rispettava ancora rigidamente i canoni imposti dalla morale comune. Si sentiva la necessità di una bomba in grado di esplodere con un fragore talmente potente da poterne sentire gli effetti anche a parecchi anni di distanza dalla deflagrazione. E tutto questo avvenne proprio nel 1999. Il nome impresso su questa bomba al plastico recava sopra il nome I Soprano e il canale statunitense HBO aveva in mano il detonatore in grado di farla brillare.

SONS OF ANARCHY E L’ANATOMIA DEI MOTOCICLISTI CONSIDERATI FUORILEGGE

Sons of Anarchy è indubbiamente uno dei tanti serial tv della nuova generazione di show televisivi che in breve tempo ha fatto breccia nel cuore dei telespettatori. Ideato dallo sceneggiatore statunitense Kurt Sutter, già apprezzato per il dramma poliziesco The Shield, il telefilm narra le vicende di questo fittizio club di motociclisti e dei suoi nemici. Nell’immaginaria cittadina californiana di Charming viene fondato il gruppo madre ad opera dei due amici e veterani della Guerra del Vietnam John Teller e Piney Winston. Alla morte di John, avvenuta nel 1993 per cause da imputare ad un incidente in moto, gli succede al comando l’avido Clay Morrow.

THE SHIELD, IL LATO OSCURO DELLA GIUSTIZIA

To protect and to serve, ovvero per proteggere e servire. E’ questo il motto riportato sulla fiancata di tutte le auto di pattuglia del Dipartimento di Polizia della Città della Chiesa della Nostra Signora degli Angeli della Porziuncola, meglio conosciuta come Los Angeles. Le origini di questo motto sono da ricercare nel 1955 quando il Dipartimento di Polizia bandì un concorso interno per scegliere uno slogan per la propria Accademia.L’agente Joseph S. Dorobeck propose il suo to protect and to serve che vinse e fu adottato quale motto ufficiale del Dipartimento.Ma ci sono casi in cui la purezza di questo motto viene oscurato dalle ombre della corruzione, come successo realmente per lo Scandalo Rampart che travolse nell’occhio del ciclone il Dipartimento di Polizia di Los Angeles negli anni novanta.