KEN IL GUERRIERO, STORIA DI UN CARTONE VITTIMA DI UN INGIUSTO OSCURANTISMO

cinema, cultura

C’era una volta la tv commerciale. Quella tv che, al pomeriggio, radunava davanti agli schermi un intera generazione di bambini trepidanti di poter vedere le avventure dei propri eroi preferiti. Rai e (all’epoca) Fininvest si davano battaglia a suon di share con programmi del calibro di Solletico e Bim, Bum, Bam cercando di diventare il canale di riferimento della fascia protetta 15-18.

Ma c’era un cartone che andava oltre tutti gli altri, un qualcosa che con il passare degli anni ha trasmesso degli insegnamenti di vita non indifferenti ad un esercito di bambini con il moccio al naso che sgranocchiava la propria merenda davanti alla televisione, ancor prima di Dragon Ball.

Stiamo parlando di Ken il Guerriero, cartone animato trasmesso tra le syndacation più remote dei canali privati italiani. Creato in Giappone nel 1983 dalle menti geniali di Tesuo Hara e Buronson come manga pubblicato sulle pagine della rivista Weekly Shonen Jump prima e in seguito come cartone animato, narra le vicende dell’umanità in un futuro distopico sconvolto da un olocausto nucleare.

Ogni forma di vita sulla Terra pare essersi estinta, tuttavia l’umanità pare essere sopravvissuta ed è costretta a vivere in alcune oasi nel mezzo di scenari desertici, capeggiate da bande di predoni che vessano la popolazione. Le vicende ruotano attorno al protagonista principale, Ken Shiro, maestro di arti marziali e successore della Divina Scuola Di Hokuto. La sua tecnica è in grado di apportare effetti devastanti ai suoi avversari.

Attorno al protagonista ruota un microcosmo di personaggi che sono tutti legati a lui in qualche modo, andando a creare uno dei cartoni dalla trama più fitte e narrativamente complesse dell’intero panorama dei cartoni giapponesi che hanno fatto la storia della televisione commerciale. La sigla italiana, ancora conosciuta a memoria tra i ragazzi cresciuti tra gli anni Ottanta e Novanta, è una tra le più famose ed iconiche del periodo d’oro delle serie d’animazione in Italia.

Ken Il Guerriero parla di valori quali il sacrificio, il coraggio, l’amore e il rispetto per il più deboli. Il tutto viene condito attraverso una violenza grafica che caratterizza gli scontri dei protagonisti, ritenuta eccessiva per i canoni televisivi della società dell’epoca. Ma in tempi in cui il bullismo è un tema tristemente sempre attuale, dove i palinsesti televisivi tutto offrono tranne che programmi in grado di stuzzicare il reale interesse di chi li segue siamo davvero sicuri che la colpa dei mali delle nuove generazioni sia da attribuire ad un cartone animato che meriterebbe di essere riscoperto?

Hank Cignatta