PROCI SALVINIANI

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Per definire i salviniani non mancano certo i termini, “PROCI” è decisamente uno di quelli più adatti.
Costoro erano giovani nobili di Itaca e delle isole e territori vicini che aspiravano al trono di Ulisse.
Il problema è che Ulisse era un nobiluomo, astuto come una faina, prestante come una lonza, bello come un bronzo di Riace.

Salvini non può certamente annoverare tra i suoi pregi (quali? n.d.e.) queste squisite caratteristiche e di conseguenza dobbiamo forzare un po’ la mano al mito e rivolgerci per lo più a definire le caratteristiche dei PROCI, gentaglia che per ottenere fama e potere era disposta a vendere la madre, esseri  viscidi e laidi, zuccherosi col pugnale sempre pronto da piantare sulla schiena dei loro fratelli ed amici.
Bella gente insomma.

Gente che corrisponde ad hoc alle caratteristiche peculiari del salviniano politicamente impegnato,
Leccaculo col padrone, traditore d’ogni valore e credo, baciapile con un pizzico di blasfemia.
Questa bella gente è stata scelta appositamente da salvini a causa del nullo peso umano, adattissimi a rendersi zerbini per permettere al loro padrone di assurgere all’olimpo del potere, sacrificabilissimi e politicamente ininfluenti s’arroccano a quel seggio loro donato come non ci fosse un domani, più simili a primati urlanti che ad uomini.
Urlano infatti, su Facebook, nei comizi, tra la gente, al bar.
Sbraitano idiozie, frasi fatte, fake news create ad hoc per agitare gli animi dei cittadini e per ottenere voti in una campagna elettorale senza fine.

Mediocrità, povertà intellettuale, volgarità.
Psicopatici da salotto che dileggiano i più alti valori democratici di giustizia e civile convivenza.
salvini è stato eletto con i voti e con il sostegno di questa marmaglia e, non essendo egli Ulisse, sarà proprio questa marmaglia a sbranarlo, divorandolo senza pietà, come fanno le fiere non appena comprendono che la loro preda è ferita e debole, ormai consunta ed inadeguata a farli progredire nella loro carriera.

Povero salvini, vittima di se stesso come nelle più classiche tragedie wagneriane.
Cosa ci lascerà questo imbelle governo? Polvere e carne morta, odio e rancore, caos e volgarità, indigenza.
Il tutto nel rispetto del programma di governo che a ben guardare era ben chiaro a chi avesse voluto leggerlo.

Christian Longatti
Andrea Gunetti