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In dittatura non c’è più spazio per la satira 

Se c’è un risvolto penoso di questo governo giallo-verde è proprio la pericolosa tendenza a denigrare e bullizzare chiunque non sia d’accordo con le idee degli attuali “governanti”.
Giornalisti, magistrati, scienziati, comici, avversari politici, intellettuali ed in generale chiunque osi proferir parola differente dal leitmotiv imposto dalle schiere pentasalviniane.

Ricordi di tempi pericolosi che a quanto pare però non ci hanno insegnato la prudenza ed il buon senso.

La satira è un tipo di comunicazione che affonda le sue origini nella notte dei tempi, già nella antica Grecia, attraverso il teatro, era utilizzata politicamente per mettere in evidenza le caratteristiche dei politici e dei potenti del tempo.

Nel corso dei secoli abbiamo potuto osservare come la satira si sia evoluta, passando da Aristofane a Dante ed in seguito a Montesquieu fino al popolarissimo Guareschi.

Oggi è la volta di Vauro, noto disegnatore satirico è solo l’ultimo noto a passare sotto le forche caudine dei salviniani, noti ormai per essere ideologicamente alterati e politicamente inadeguati.

La sua colpa: un filmato dall’evidente impronta satirica intitolato: “sette modi per uccidere Salvini”.
Assolutamente divertente, geniale ed accattivante, consigliamo ai pentasalviniani di guardarlo per intero al fine di cercare di comprendere che la satira è indispensabile, in un paese civile, per proporre punti di vista alternativi, irridere i potenti e metterli a livello del popolo che pare adorino esclusivamente quando si avvicinano le elezioni.

A noi Ingrati Vauro è piaciuto un sacco, anche se a nostro avviso è stato fin troppo moderato, povera la nostra Italia se stanno emergendo argomenti di cui si può ridere ed altri no, se alcuni possono essere derisi ed altri invece no.

Il nostro futuro è cupo, anzi cupissimo, nel ventennio un buon comico se la cavava con un po’ di mazzate ed un cordiale di olio di ricino, oggi invece si schierano i lanzichenecchi dei media contro chiunque abbia l’ardire di suggerire un differente punti di vista, distruggendone la credibilità in perfetto stile CIA.

Cari comici, colleghi giornalisti, amici Ingrati, lottiamo insieme affinché mai possano esistere temi di cui non si può ridere, argomenti di cui non si può parlare e persone che non si possono prendere per il naso.

Una cosa è sicura, chi crede che questo governo non ci stia riportando nel medioevo non può non essere però d’accordo che questo esecutivo sta trasformando la nostra nazione in un luogo infinitamente più noioso e banale.

Christian Longatti
Andrea Gunetti